L'alfabeto de La Fune - La top ten
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ALFABETO - Dieci lettere per raccontare sette giorni della settimana appena trascorsa. Dal rimpasto Arena ai fatti che hanno riguardato Martina Minchella, passando per Caffeina e la grande paura di Montalto.

C1 di “Caffeina”. Tredicesima edizione, il ritorno di Saviano e tutti con Don Chisciotte.

C2 come “Civita di Bagnoregio nei cinema della Cina”. Sbarca a Pechino ‘Puoi baciare lo sposo”.

E come “erba”. Fosse stata quella di Grace almeno sarebbe servita a qualcosa ma quella viterbese è buona solo a dare un senso di abbandono della cosa pubblica capillarmente diffuso. Dovrebbero spiegarci come sia possibile e capire che gli spazi pubblici fanno la città.

F come “forza Arena”. Tutte le campagne elettorali possibili e immaginabili sono ormai alle spalle. A questo punto c’è d’augurarsi che l’amministrazione Arena riesca a mettersi in quadro e produrre risultati per la città di Viterbo. I partiti non faranno cadere in maniera anticipata questa esperienza e allora la speranza è che almeno la facciano lavorare.

L di Lega, il partito di Fusco è la vera terra dell’oro nella Tuscia. Pensare che dieci anni fa, quando tutto ebbe inizio, nessuno ci avrebbe scommesso mezzo euro. 

M come “Martina Minchella”. Lei la grande protagonista della settimana, con l’indiscrezione di un suo imminente ingresso alla Lega. Di fatto è uscita dal Partito Democratico e ora sta nel gruppo misto. Chi vivrà vedrà, anche perché nessuno smentisce. 

P di “paura”. 65 ettari di terreno contaminato da rifiuti di varia natura su cui sono stati coltivati ortaggi e frutta. Il tutto a poca distanza dal mare. Quanto emerso questa settimana a Montalto di Castro fa venire i brividi. 

S come “Santa Barbara”. Ripresi i lavori alla leggendaria palestra. Ideata nel 2012 dovrebbe vedere l’ultimazione tra tre mesi. 

T come Tarquinia, la città costiera rende le sue spiagge plastic free e smoke free. Quando si dice capire i tempi contemporanei. Bravi.

V di Viterbo Clean Up, ripulite tre aree dei Monti Cimini.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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