L'alfabeto de La Fune - La top ten
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Dalla Cassia passata da Regione Lazio ad Anas all'approvazione del piano del commercio, passando per la falsa prospettiva dell'esistenza a Viterbo di una "malamovida". Tutto raccontato in dieci lettere, senza peli sulla lingua né mezze misure.

A di “acqua azzurra, acqua cara”. Aumenti del 7% delle tariffe Talete, il consiglio comunale di Viterbo dice sì.

C come “Cassia”. Questa settimana il trasferimento dalla Regione Lazio ad Anas. Speriamo che ora rifacciano davvero la strada che versa in condizioni da schifo. Stanziati già i primi fondi.

D come “disastro”. Solo così è possibile definire piazza Campoboio.

F di “foibe”. Ancora oggi qualche persona che conosco, tutta casa e ideologia, ha il coraggio di sostenere che quanto accaduto sul fronte orientale è falso e usato in maniera strumentale. Ideologia canaglia!

M di “malamovida”. Questa settimana siamo balzati sulla sedia a sentire pronunciare questo termine. L’hanno utilizzato anche politici locali in riferimento alla situazione dei locali a San Pellegrino. 

Definire “malamovida” quanto accade lì significa essere fuori dal mondo e non conoscere ciò che accade in altre città. Anche perché quello che si verifica nelle notti viterbesi in quei luoghi del centro storico è tutto fuor che un qualcosa di insopportabile, infettato da delinquenza o altro di negativo. 

Purtroppo la politica locale, di questo ci siamo convinti dopo aver raccolto molte informazioni, si sta facendo tirare troppo la giacchetta dai residenti. Specie da qualcuno. Così si è creato il mito, falso, di una movida terrificante. Al punto che è stato coniato ad hoc, per ingannare e mistificare i fatti, il termine di “malamovida”. Dal punto di vista nostro vorremmo invitare i gestori dei locali a chiudere e andare in un’altra città, lasciando il centro storico vuoto. Un bel vuoto che, siamo convinti, sarebbe presto ben riempito da qualcosa di peggio della movida. Ci rendiamo conto che per loro sarebbe un problema economico serio e quindi abbiamo deciso di stare con la movida di San Pellegrino. Perché la conosciamo e sappiamo che non è il male che qualcuno ha rappresentato alla nostra classe politica che ha abbracciato senza approfondire quella verità non reale. 

Quanti dei consiglieri che hanno votato si sono recati sul posto prima di decidere? Quanti studi sul rumore sono stati fatti? Quante prove sono state raccolte del degrado? Ve lo diciamo noi: zero. Ecco perché non si tratta di una decisione razionale ma ideologica. Anzi andiamo oltre: populista. Fatta per rendere felici i residenti (sarebbe anche interessante conoscerne il numero e i nomi) facendo carne di porco del resto. 

P di “piano del commercio”. E’ stato il grande protagonista della settimana. Che dire? Parleranno i posteri e anche i post.

R come “ratto”. Ce n’è uno in vetrina in Corso Italia.

S di “Sanremo”. Sul palco dell’Ariston anche il nostro Marco Mengoni. Tu chiamale se vuoi, emozioni. 

T1 come Tele Lazio Nord. E’ tornata la televisione a Viterbo, anche noi de La Fune stiamo dando il nostro modesto contributo. Ci voleva, in bocca al lupo!

T2 di “treni”. 106 ore di ritardo in dodici giorni sulla tratta Orte-Roma. Prove tecniche di alta velocità.

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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