

M come Matteo Giovannetti. In questa settimana qualcuno è caduto dalla sedia scoprendo l’esistenza di cento metri di affreschi di proprietà del Comune che, di diritto, dovrebbero risplendere al Museo Civico. Sono il patrimonio di tutti i viterbesi, non di qualche polveroso archivio. Certo, non sono tutti di mano del grande artista avignonese (parte già nota perché restaurata sarebbe del Seicento), ma la questione apre una ferita: perché il Comune non ha mai fatto nulla per esaltare questa figura? Matteo Giovannetti oggi sarebbe il fiore all’occhiello della candidatura a Capitale Europea della Cultura. Ma siamo sicuri che gli “strapagati” tecnici incaricati ci avranno già pensato, vero? O forse erano troppo impegnati a guardare altrove?
A come Arduino Troili. È stata la settimana del suo ultimo ingresso in Consiglio comunale. Anche se lui non c’era più fisicamente, l’aula lo ha ricordato con affetto, intitolandogli il centro anziani di Bagnaia. Un atto dovuto, un gesto necessario. Ciao Arduino, noi ti abbiamo voluto bene davvero. Ci mancheranno le tue chiamate, il tuo modo di essere presente, la tua umanità che non aveva bisogno di riflettori per farsi sentire.
T come Turismo (ma anche come Tante rosicate). Sulla crescita turistica di Viterbo, sin dall’inizio dell’era Frontini, si erano creati due fronti contrapposti. Da una parte c’eravamo noi, convinti di una svolta necessaria; dall’altra i detrattori che, per ragioni di tessera o per difendere antiche prebende, si accanivano nel negare l’evidenza. Per loro eravamo i “venduti”. Oggi, con i numeri alla mano e la realtà sotto gli occhi di tutti, la verità è finalmente chiara anche ai più miopi.
P come Parco Eolico. Quello mega, con le pale grandi come i giganti di Don Chisciotte, non ci sarà. Il governo Meloni, dopo un primo assenso, ha fatto dietrofront. Il paesaggio della nostra terra tira un sospiro di sollievo e ringrazia. A volte, il buon senso vince contro le speculazioni che volevano trasformare le nostre colline in una distesa di ferro e motori.
V come Viale Trento. Tutti propongono manganelli e soluzioni spicce, ma l’idea che vuole guardare davvero oltre punta sulla cultura e su eventi capaci di riconsegnare questa parte della città ai viterbesi. Anche a quelli arrivati qui di recente. Perché Viale Trento non deve essere un confine, ma un ponte. La sicurezza si costruisce vivendo gli spazi, non recintandoli con la paura.


















