L'Alfa 75 dei Carabinieri più longeva al mondo è di un viterbese. La storia di Giovanni Conti e di un amore immenso coltivato dal padre e dal Maresciallo Rocca in persona
giovanni conti
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Il protagonista di questa storia si chiama Giovanni Conti, figlio di Giuseppe. Quest'ultimo ha creato le condizioni che poi hanno portato Giovanni ad acquistare una vecchia Alfa 75 dei Carabinieri ridotta a un rottame nel 2018 e restituirle nuova vita con cinque anni di duro lavoro. Poi ci si è messo anche il fato che, quando vuole, sa fare le cose in grande. Un destino che ha voluto Giuseppe Conti autista del nucleo radiomobile di Viterbo dei Carabinieri nella vita e del Maresciallo Rocca nella celebre fiction Rai. 

VITERBO – La mitica Alfa Romeo 75 dell’Arma dei Carabinieri più longeva al mondo vive a Viterbo. Questa è la storia di un padre e di un figlio, del tempo trascorso da un bambino nel garage del Nucleo Radiomobile di Viterbo e di un grande amore. A contribuire ad accrescerlo c’è anche il Maresciallo Rocca, quel Gigi Proietti in divisa che ha fatto sognare e dato orgoglio a tutti i viterbesi.

Il protagonista si chiama Giovanni Conti, figlio di Giuseppe. Quest’ultimo ha creato le condizioni che poi hanno portato Giovanni ad acquistare una vecchia Alfa 75 dei Carabinieri ridotta a un rottame nel 2018 e restituirle nuova vita con cinque anni di duro lavoro. Poi ci si è messo anche il fato che, quando vuole, sa fare le cose in grande. Un destino che ha voluto Giuseppe Conti autista del nucleo radiomobile di Viterbo dei Carabinieri nella vita e del Maresciallo Rocca nella celebre fiction Rai.

Nel 1998, all’età di tre anni, Giovanni viene folgorato sulla via dell’Alfa 75. “Mio padre mi ha messo qua sopra e non ho capito più niente. Ho sognato una vita di averla. Nel 2017 ho iniziato a fare raduni e nel 2018 l’ho comprata”, racconta a La Fune – Il Giornale dei Viterbesi. L’ha comprata in Sardegna, da un collezionista. Era un soprammobile con la scritta Carabinieri. Una specie di rottame. Dal 2018 al 2023 è stata rimessa al mondo, rigenerata e rifatta come l’originale.

Siamo andati a intervistare Giovanni Conti, il proprietario viterbese dell’Alfa 75 dei Carabinieri più longeva del mondo.

Cosa provi quando vedi quest’auto?

“Quando provo quest’auto provo l’emozione di aver realizzato un sogno. Un sogno nato nel freddo dell’inverno 1998 e atteso per oltre venti anni con tanti dubbi sulla fattibilità”.

Raccontaci la prima volta.

“La prima volta è stato nel lontano inverno del 1998, quando con papà andai a prendere l’autoradio/gazzella nei garage bui del comando provinciale dei carabinieri di Viterbo. Ricordo perfettamente poche cose ma tutte nitide: il freddo, le vetture pulitissime, e l’odore degli stivali lucidi di papà che mescolandosi a quello della selleria della vettura creava una fragranza perfetta e appunto indimenticabile”.

Tuo papà quindi guidava l’Alfa 75 anche sulla fiction ‘Il Maresciallo Rocca’. Cosa ricordi di quei giorni così magici per Viterbo?

“Mio papà è stato uno degli autisti del maresciallo Rocca e la sorte ha voluto che la vettura con cui Gigi Proietti veniva portato in giro fosse la mitica Alfa Romeo 75 targata EI 221 CV, esattamente quella che andavo a prendere io con mio papà. Insomma una doppia emozione per me”.

Hai mai incontrato Gigi Proietti sul set?

“Proietti e gli altri attori cardine della fiction ho avuto modo di vederli a chilometro zero, durante una delle riprese per una stagione. C’erano tutti i tre protagonisti: il maresciallo Rocca, il brigadiere Cacciapuoti e il neo promosso brigadiere Banti. E’ stato particolare perché vederli in televisione e poi davanti a me esattamente in divisa e con papà al loro fianco, pronto a girare le riprese, è stato stupefacente.

Una volta Proietti, in divisa da maresciallo e seduto su una sedia, mi chiese: “giovanotto da grande cosa vuoi fare?”. Con tono minaccioso/giocoso e papà al mio fianco mi disse: “dì, sentiamo. Dillo al maresciallo Rocca cosa vuoi fare da grande”. Io e i miei ricci neri in testa, vedendo quel gigante (avevo sì e no dieci anni) risposi timidamente: “Il carabiniere signor maresciallo Rocca”. Tutti a ridere dopo la mia perla e allora andò a finire che Proietti, Cacciapuoti e Banti mi toccarono i ricci e mi dissero “ciao. Bravo, un giorno allora toccherà a te. Parole forti per un bambino, indimenticabili”.

Una mia fortuna è stata che i camion della Rai posteggiassero dentro al comando provinciale dei carabinieri di Viterbo e col fatto che abitavamo negli alloggi adiacenti, quando venivano, papà mi diceva “scendi che c’è il maresciallo Rocca”.

Quanto tempo c’è voluto per sistemare tutto? Dall’acquisto alla prima uscita?

“Dall’acquisto al primo raduno sono passati cinque anni: da maggio 2018 ad agosto 2023. Anni tosti, ricchi di sudore, straordinari. Passati tanto al lavoro e costellati da parecchie rinunce. Tutto per avverare il sogno che nutrivo dentro di me”.

Tuo padre cosa pensa di questo tuo sogno realizzato?

“Mio papà era incredulo nel pensare che un rottame del genere potesse solcare i 190 chilometri orari di nuovo e invece anche lui si è ricreduto e, grazie alle trasferte in giro per l’Italia e alle varie soddisfazioni che mi sono guadagnato grazie alla vettura sta iniziando a capire che il sogno è concreto”.

Andate mai insieme con l’auto a qualche raduno? Se sì chi guida dei due?

“Agli eventi maggiormente vado da solo ma in qualche trasferta extra regione lui viene con piacere e devo dire che ci dividiamo la guida e anche le spese. In genere questo avviene su trasferte oltre i cinquecento chilometri da casa. Ma la prima trasferta a Palermo nel 2023 l’ho fatta da solo. Da Viterbo a Palermo con 40 gradi all’ombra”.

 

Gli Stati Generali La Fune
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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