L'alba di Civita con la musica del violoncellista Mario Brunello
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VITERBO - Questa mattina ai Giardini del Poeta, con affaccio sulla Valle dei Calanchi il maestro ha regalato ai presenti emozioni uniche e destinate a entrare nella storia straordinaria da questo borgo amato dal mondo.

BAGNOREGIO – L’alba a Civita è con la musica di Mario Brunello, uno dei più significativi violoncellisti del mondo. Questa mattina ai Giardini del Poeta, con affaccio sulla Valle dei Calanchi il maestro ha regalato ai presenti emozioni uniche e destinate a entrare nella storia straordinaria da questo borgo amato dal mondo.

Un regalo per l’anima in un luogo candidato a divenire patrimonio dell’Umanità. Il tutto all’interno della cornice di Civita Luogo del Pensare. Brunello è stato presente anche ieri sera, 25 agosto, a piazza San Donato, per raccontare il suo libro Silenzio. “Più penso al silenzio e più la musica mi parla”, racconta Brunello nel suo lavoro edito da Il Mulino.

Nascosto tra i rumori della nostra quotidianità il silenzio è oggi una dimensione quasi sconosciuta, ma forse intimamente ricercata da ognuno di noi. Mario Brunello è un artista capace di suonare in un teatro come in un monastero, su una cima dolomitica o nel deserto, ma anche in un vecchio capannone industriale. Il silenzio è il denominatore comune di tutti questi luoghi: in una sala da concerto il silenzio è teso, carico, emotivamente provocante, fatto dal non parlare del pubblico in attesa.

In alta montagna è il luogo dove si dà un ascolto che non ha bisogno di musica eseguita. Ma per l’autore il silenzio è anche accettazione dei suoni esistenti e proprio questo intreccio di vita e di arte è il tema del libro. 

Mario Brunello nel 1986 è stato il primo artista italiano a vincere il Concorso Caikovskij di Mosca che lo ha proiettato sulla scena internazionale. Viene invitato dalle più prestigiose orchestre, tra le quali London Philharmonic, Munich Philharmonic, Philadelphia Orchestra, DSO Berlin, Kioi Sinfonietta, London Symphony, NHK Symphony di Tokyo, Filarmonica della Scale, Accademia di Santa Cecilia.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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