Lago di Bolsena, la notizia dell'incubatoio del coregone di Marta a secco preoccupa l'opinione pubblica
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L'incubatoio ittico di Marta è fermo. Quest'anno non si sta svolgendo il lavoro di incubazione delle uova di coregone per mettere al mondo avannotti da rilasciare nel lago di Bolsena. La notizia è importantissima. Con La Fune abbiamo deciso di accendere un faro, perché riteniamo che proprio il lago di Bolsena rappresenti un punto strategico per lo sviluppo dell'economia e quindi del lavoro nel territorio di Tuscia.

L’incubatoio ittico di Marta è fermo. Quest’anno non si sta svolgendo il lavoro di incubazione delle uova di coregone per mettere al mondo avannotti da rilasciare nel lago di Bolsena. La notizia è importantissima. Con La Fune abbiamo deciso di accendere un faro, perché riteniamo che proprio il lago di Bolsena rappresenti un punto strategico per lo sviluppo dell’economia e quindi del lavoro nel territorio di Tuscia.

E proprio questa notizia ha avuto l’effetto di una sassata sullo stagno dell’opinione pubblica viterbese. Decine di migliaia di lettori, tantissime le visualizzazioni e i commenti su Facebook. Tutto tace invece sul fronte degli enti preposti al governo del territorio. Nessuna nota è arrivata in redazione per spiegare quanto sta accadendo. Cercheremo di raccogliere informazioni più dettagliate con il nostro giornale e le posizioni dei sindaci del lago, del presidente della Provincia e se necessario della Regione Lazio.

Quello che si sta verificando in questo 2018 è un qualcosa di terribile. L’incubatoio ittico di Marta, luogo importante per il ripopolamento del lago della preziosa specie è a secco.

I “bottiglioni” sono asciutti e nessuno sta preparando le uova per “la semina”. “Prima se ne occupava la Provincia di Viterbo, ora non ci si capisce più nulla. Fatto sta che così facendo il coregone rischia di sparire dal lago di Bolsena e con lui un pezzo di economia, storia e tradizione del territorio”.

Lo scorso anno erano stati circa 5 milioni gli avanotti allevati e “seminati” nel lago. Tutti venuti al mondo grazie alla pesca controllata di maschi e femmine, alla spremitura e alla messa nei 56 bottiglioni dell”incubatoio ittico delle uova. Quest’anno niente, di solito l’operazione va chiusa entro il mese di gennaio. E la fine del mese è arrivata e nessuno ha fatto nulla.

La semina sarebbe rimasta incartata tra norme, leggi, burocrazia. I pescatori, o almeno una parte di loro, intanto si preoccupano. Ma farebbero bene a preoccuparsi tutti i cittadini della Tuscia e anche i sindaci e le istituzioni in generale. Cosa sta accadendo al lago di Bolsena? Occorre una risposta. Occorre capire cosa c’è dietro a una situazione che rischia di far sparire il coregone dal lago e con esso un pezzo di economia, di tradizione, di lavoro.

Perché la questione non può passare nel silenzio generale. Delle risposte servono, occorrono chiarimenti. Perché il lago di Bolsena è patrimonio collettivo e come tale va gestito al meglio.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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