L'abbraccio de La Fune ai facchini di santa Rosa
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Mai hanno portato un peso così grande. Perché stavolta devono sostenerlo con il cuore e con i nervi e non con il corpo che alla fine sopporta e tiene. Due anni lontani dal Trasporto della Macchina, un qualcosa che lascia il segno all'interno del Sodalizio. 

Mai hanno portato un peso così grande. Perché stavolta devono sostenerlo con il cuore e con i nervi e non con il corpo che alla fine sopporta e tiene. Due anni lontani dal Trasporto della Macchina, un qualcosa che lascia il segno all’interno del Sodalizio. 

Rinnovare la tradizione e il legame di fede con Rosa è un carattere della vita dei facchini. Il tre settembre un momento irrinunciabile, cascasse il mondo. E purtroppo il mondo è davvero caduto. Ora sta lottando per rimettersi in piedi da una pandemia che ha cambiato tanto, anche dentro ogni persona. Lo scorso anno tutti erano rimasti in silenzio davanti alla decisione di non fare il Trasporto. Quest’anno le cose sono state un po’ diverse. 

I facchini ci speravano, ci sperava l’ideatore Raffaele Ascenzi che a luglio aveva raccontato la sua idea del Trasporto mistico, con la Macchina ad attraversare una città vuota e tutti a vivere l’esperienza attraverso i media. Qualcosa di profondo e anche l’unica via possibile per farlo. 

Quest’anno i facchini l’hanno sofferto di più il no al Trasporto. Conosciamo il loro animo, l’attaccamento sincero a questa notte unica per ogni viterbese. Vogliamo mandare a loro un pensiero, come giornale del territorio, e un abbraccio fraterno. Siete i custodi dell’animo più profondo di questa nostra tradizione secolare, rappresentate il coraggio e la determinazione e l’importanza dello stare insieme per vincere il difficile. Nel 2022 saremo ancora tutti insieme sotto la Macchina, torneremo a fare festa. Attraversiamo questa notte fonda prima dell’alba, con il sorriso di chi sa che sta arrivando il giorno. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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