La vita ai tempi dell'Intelligenza Artificiale
AI
Gli Stati Generali La Fune
Credo che gli psicologi avranno sempre più richieste. Se l’ingegnere di Google perde il lavoro, dobbiamo accettare che il mondo stia almeno evolvendo. Non ci dobbiamo chiedere se l’AI cambierà la nostra vita, ci dobbiamo chiedere come la cambierà.

IL CORNER DEL PROFESSORE – Due amici ingegneri lavorano a Google a Los Angeles. Da anni entrambi al livello 5. Per moltissimi Google è uno dei migliori posti dove lavorare al mondo. Difficile obiettare. Non sono sicuro di quanto guadagnino facendo un lavoro che adorano ma sono entrambi felici.

Alex, 26 anni, texano, alto e un pochino introverso ha la passione della fotografia e medita se cambiare carriera. Richard, 47 anni, della Pennsylvania, fisicamente simile a Wolverine degli X- Man, ha una passione per i muscoli e per la musica. Anche lui un pochino introverso. Sempre un piacere parlare con loro. Mesi fa chiesi cosa fosse cambiato nel loro lavoro vista l’ascesa dell’intelligenza artificiale (AI). Richard, ormai con qualche capello bianco, mi disse di non fidarsi dell’AI. Affermò produrre sempre errori e che lui personalmente, tendesse a usarla il meno possibile. Alex al contrario mi disse che ormai l’85% del proprio lavoro veniva svolto da AI e che lui era più un manager di quello che questa potesse fare che un ingegnere programmatore, ruolo per cui era stato assunto.

Passano 4 mesi: Alex riceve un aumento di stipendio, Richard viene licenziato. La AI non porterà via il lavoro alle parrucchiere o ai barbieri. Tutte le categorie che si prendono cura delle imperfezioni umane sono protette. Credo che gli psicologi avranno sempre più richieste. Se l’ingegnere di Google perde il lavoro, dobbiamo accettare che il mondo stia almeno evolvendo. Non ci dobbiamo chiedere se l’AI cambierà la nostra vita, ci dobbiamo chiedere come la cambierà.

Come dice Jovanotti “Se io fossi capace scriverei ‘Il cielo in una stanza’”. Ma “se devo dirla tutta” al momento posso solo sognare. Mi sento dalla parte di Viterbo e vorrei che tutti i viterbesi esaltassero il proprio potenziale, quello che gli americani chiamo il “Good Given Gift”. Il regalo che il buon dio ci ha fatto: la scintilla divina. La creatività, l’originalità, le unicità nascoste dietro ad abitudini di provincia radicate per quanto mal subite. Credo nel neo rinascimento del XXI secolo che parta dalla Vetus Urbs. Credo che possiamo creare un percorso parallelo a quello disegnato dall’Intelligenza artificiale: un modello economico che funzioni per tutti basato sull’esaltazione dell’esistente.

Prima del riciclo e il riuso esaltiamoci a vicenda. Prodotti della terra, creazioni artistiche e imprenditori capaci sono parte della nostra vita di tutti i giorni. Mi viene in mente il maestro Michele Telari che, a mezzo secolo di distanza, seguendo le orme dell’altro maestro, Alessio Paternesi, si lancia sul mercato americano. Ma anche Benedetta Bruzziches, ormai realtà creativa e imprenditoriale affermata in tutti i mercati importanti. Ovviamente è nella mia vita, tutti i giorni per fortuna, l’olio di Blera, l’oro verde degli Etruschi. Le persone, i prodotti e le abilità della mia terra, la Tuscia, e della mia città, Viterbo, se muniti di consapevolezza possono confrontarsi almeno alla pari con chiunque e qualsiasi mercato.

Dal 7 al 15 marzo 2026, alla AEGallery, a via San Lorenzo n 18, Tuscia in Fiore ETS presenta la Mostra-Premio Internazionale contro la violenza sottile. Proposte arrivate da tre continenti da artisti di tutte le forme espressive. Un orgoglio che mette Viterbo e la Tuscia nel suo ruolo: il centro del mondo. Nulla ruota intorno alla città che tengo stretta al cuore. Affermo che dobbiamo noi stessi creare un universo di cui siamo il centro. La cultura, la sensibilità e la voglia di sognare debbono essere il terreno di battaglia. Appuntamento a tutti alla mostra per dire in forma artistica basta alla violenza di genere e lanciare un messaggio alle nuove generazioni.

aiac_banner_02
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
lafune_300 x 600
Onda
Fune 300x300
POST FB 01
monastero interno
asvis 2
TdP_Inalazioni
Masicar300x300-optimize
aiac_banner_01
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Foto Fisioterapy Center
domenicale post