
VITERBO – Un centro storico che diventa luogo pedagogico. Non male l’idea di cui si è fatto alfiere il nostro amico Giulio Della Rocca nel mese di marzo. La prima notizia è che su via San Lorenzo apre uno spazio espositivo. Si chiama AE Gallery, accesso al civico 18A. Poi c’è altra carne al fuoco, di quella vera.
Dal 7 al 15 marzo questo nuovo spazio culturale ospiterà la mostra premio delle arti ‘La Violenza Sottile’. Di tutto ne ha scritto, nel grande classico per i lettori de La Fune ‘Il Corner del Professore, Della Rocca. Ma abbiamo deciso che non basta. Il fatto merita di dire di più, merita attenzione, merita presenze.
Dentro al progetto ci stanno diverse realtà: dalla Regione Lazio fino all’istituto Concetti, passando per Ombre, associazioni Erinna e Kyanos, ordine degli avvocati di Viterbo, Istituto Psicologico Europeo, con il patrocinio della Provincia di Viterbo, dell’assessorato ai Servizi Sociali di Viterbo e della consigliera di pari opportunità della Provincia.
La notizia vera è questa: ogni mattina tre classi di ragazzi di terza media andranno a visitare la mostra e con l’ausilio di un avvocato e di uno psicologo rifletteranno sulla “violenza sottile”. La sfida della discriminazione di genere è di fatto ancora viva per la nostra società e l’unico modo per vincerla è giocare la partita sul piano culturale.
Si parla tanto di violenza sulle donne, di femminicidio. Sembrerebbe, lasciandosi travolgere dall’onda della cronaca nazionale, di vivere in tempi violenti. Sicuramente è così ma si tratta di una violenza che viene da lontano, che ha radici profonde. Quando mi capita di affrontare l’argomento cito sempre un fatto. Nel 1981, anno in cui sono nato, in Italia viene abolito il “delitto d’onore”. Sapete di che si tratta? Il delitto d’onore era una norma del codice penale italiano (art. 587) che prevedeva pene ridotte (da 3 a 7 anni) per chi uccideva coniuge, figlia o sorella per salvaguardare l’onore familiare in seguito a relazioni sessuali illecite. Radicato in una cultura patriarcale, è stato ufficialmente abrogato il 5 settembre 1981 con la legge n. 442, insieme al matrimonio riparatore (se violentavi ma poi sposavi la donna la facevi franca).
Basta riflettere su questo fatto per capire tutto. Era normale giudicare e uccidere donne: mogli, figlie e sorelle. Ecco da dove vengono i femminicidi di oggi. Tra l’altro sono sempre meno in realtà le donne uccise ogni anno in Italia. Segno che la cultura sta cambiando e prima o poi un retaggio culturale terribile e ingiusto verrà superato. Dobbiamo però metterci del nostro, come fanno gli organizzatori di questa mostra. E lavorare affinché “la malerba” culturale che ci portiamo dentro venga sradicata, seccando bene i semi.
L’idea di una minorità, per non dire inferiorità, della donna rispetto all’uomo è nella cultura. Ufficialmente non può stare in quella di oggi ma “clandestinamente” ancora c’è. Pensate a cosa ha fatto il presidente americano Trump qualche giorno fa quando la nazionale americana maschile di hockey ha vinto l’oro. Al telefono con i giocatori li ha invitati al suo discorso a camere congiunte ironizzando, e sganasciandosi di risate, sul fatto che forse avrebbe dovuto invitare anche la nazionale femminile (vincitrice anche in quel caso dell’oro). Ma a quanti sarà capitato sul posto di lavoro vedere colleghi maschi trattare in maniera diversa uomini e donne? Quanti avranno ascoltato dire da un collega maschio di presunta “stupidità” di una collega donna? Quanti avranno ascoltato colleghi uomini sostenere la giustizia di una paga superiore rispetto a colleghe donne capaci il doppio (se non il triplo o il quadruplo)? Quando queste mentalità poi sono proprie di persone che ricoprono ruoli di comando, o che vengono piazzate in luoghi chiave, succedono, ancora oggi, cose indicibili.
In questi giorni sto leggendo un illuminante libro di Paolo Borzacchiello dal titolo ‘Restiamo intelligenti’. Spiega l’utilizzo delle parole e l’importanza di queste nella programmazione ed eventuale riprogrammazione delle menti. Mi piacerebbe che di questo scrivesse un altro grande amico de La Fune, quale è il sociologo Francesco Mattioli. Dobbiamo riscrivere la società riscrivendo con nuovi linguaggi le menti. Nel caso dei giovani possiamo aiutarli a programmare i propri cervelli con un codice migliore di quello del passato. Migliore di quello che ha programmato il cervello del presidente Trump che non ha fatto proprio una bella figura. Migliore di quello con cui è stato programmato il cervello di varie persone, che ognuno di noi frequenta e incontra nelle sue giornate, e che sono evidentemente convinti di una cosa falsissima: che l’uomo sia migliore della donna. Questa idea è alla base della violenza sottile, della violenza brutale, del femminicidio.
Buon lavoro, caro Giulio Della Rocca. Hai fatto, con tanti altri, una bella cosa.


















