La Tuscia marcia unita contro l'idea del deposito di scorie nucleari
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CORCHIANO - Non è questione di cieco campanilismo ma consapevolezza delle fragilità di una parte di Centro Italia che ha già anche molti problemi e rischi per la salute della popolazione.

CORCHIANO – La Tuscia in marcia per dire no al deposito delle scorie nucleari sul proprio territorio. Non è questione di cieco campanilismo ma consapevolezza delle fragilità di una parte di Centro Italia che ha già anche molti problemi e rischi per la salute della popolazione.

Guida del movimento il presidente del Biodistretto della via Amerina e della Tuscia Crucianelli, che ha promosso l’appuntamento. Quattro i cortei: da Gallese, Vasanello, Corchiano e Vignanello. Della partita organizzativa oltre i quattro comuni di partenza dei cortei anche Soriano nel Cimino. 

L’idea del deposito nazionali delle scorie nucleari è stato definita come “una proposta inaccettabile e irricevibile”

Alla marcia i sindaci di tutti i comuni della provincia e alla testa anche il presidente Alessandro Romoli. Importante la presenza del primo cittadino del capoluogo Chiara Frontini così come quella dei consiglieri regionali Daniele Sabatini ed Enrico Panunzi. L’onorevole viterbese Rotelli ha inviato un messaggio di vicinanza. Dentro al corteo tante associazioni, comitati e persone comuni. 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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