La Tuscia che ci salva dal caldo: cinque gite fuori porta per riscoprire il territorio
La Faggeta Vetusta di Soriano
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Quando il sole picchia forte, la Tuscia si trasforma: tra le ombre fresche della faggeta del Cimino, le brezze leggere del Lago di Vico, i tramonti magici di Civita e i sentieri nascosti di Marturanum, si apre un mondo tutto da scoprire.

VITERBO – Alzi la mano chi in questi giorni ha sudato anche all’ombra. Sì, è vero. Lo abbiamo fatto tutti. In queste giornate di caldo intenso, con il termometro sopra i 30 gradi e la città si trasforma in un forno all’aperto, abbiamo pensato che la Tuscia offre rifugi ideali? Luoghi che conosciamo da sempre, ma che spesso dimentichiamo quanto siano preziosi proprio nei mesi più caldi. Basta scegliere il posto e l’orario giusto. In preda alla ricerca di un minimo di refrigerio, abbiamo adocchiato cinque itinerari conosciutissimi che vorremmo condividere con voi.

Monte Cimino e la faggeta secolare

Una delle mete più amate dai viterbesi è il Monte Cimino, con la sua faggeta che regala ombra e fresco anche nelle giornate più torride. Il percorso ad anello che parte dall’area Madonna della Neve è semplice e adatto a tutti: cinque chilometri immersi nel verde, tra alberi secolari e profumo di sottobosco. In cima, la croce di vetta offre un panorama che spazia dalla Tuscia fino al mar Tirreno. È il luogo ideale per un’escursione mattutina o per un picnic sotto i faggi, lontano dall’afa della città.

Lago di Vico, tra acqua e brezza

Il Lago di Vico è da sempre un rifugio estivo: le sue sponde, specie quelle meno frequentate del versante di Caprarola, offrono punti perfetti per una passeggiata o una sosta al fresco. Al mattino o nel tardo pomeriggio, la luce si riflette sull’acqua creando un paesaggio suggestivo, e la brezza del lago mitiga il caldo. Chi ama muoversi può cimentarsi in un giro in canoa o in SUP, oppure percorrere il sentiero che porta a Poggio Nibbio per un breve trekking panoramico.

Civita di Bagnoregio al tramonto

Scommettiamo che avete pensato: “Ma siamo matti? Con quel ponte?”. Civita, la “città che muore”, diventa magica nelle ore in cui il sole cala e la folla dei turisti si dirada. Il ponte sospeso e le viuzze del borgo si tingono dei colori caldi del tramonto, e la brezza che scende dai calanchi rinfresca l’aria. Ogni tanto, fidatevi!

Francigena: un tratto ombreggiato all’alba

La Via Francigena offre un’occasione per partire all’alba, quando la campagna si sveglia e l’aria è ancora fresca. Un percorso consigliato è quello che da Viterbo porta verso Montecalvello, attraversando uliveti, campi coltivati e piccole strade bianche. In due o tre ore si percorrono otto o dieci chilometri in tutta tranquillità, lontani dalla frenesia e dal caldo del giorno.

Marturanum: natura e archeologia al fresco delle forre

A Barbarano Romano si trova il Parco Marturanum, un luogo in cui natura e storia si intrecciano. I sentieri si snodano tra forre scavate nel tufo e antiche necropoli etrusche, dove il sole filtra appena e l’aria resta fresca anche nelle giornate più calde. Un’escursione qui è un viaggio nel tempo, oltre che un rifugio naturale contro l’afa estiva.

Siamo certi che abbiamo dimenticato qualche piccolo angolo di paradiso, o magari ancora non lo conosciamo. C’è solo una soluzione: segnalateci il vostro posto del cuore per ripararvi da queste giornate tremendamente afose!

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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