La storia di Gennaro Speria, da Milano a Roma a piedi con una croce sulle spalle
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VITERBO – In molti ieri lo hanno visto in città, mentre camminava con una grande croce di legno sulle spalle. Si chiama Gennaro Speria, ed è diretto a Roma con l'obiettivo di essere ricevuto dal Papa.

VITERBO – In molti ieri lo hanno visto in città, verso l’ora di pranzo, mentre camminava con una grande croce di legno sulle spalle.

Il lungo viaggio a piedi di Gennaro Speria non è passato inosservato.

Partito da Milano a fine aprile, Gennaro vuole arrivare a Roma per essere ricevuto dal Papa e portare un messaggio di speranza ai giovani.

Dopo una vita al limite della legalità e un po’ di carcere, il 47enne di origini campane ha deciso di cambiare vita e ha fondato l’officina ‘Area 51’, che è diventata anche un centro di accoglienza per ex detenuti. Purtroppo l’ associazione è stata costretta a chiudere per mancanza di fondi.

Da qui l’idea di iniziare questo lungo viaggio a piedi, per cercare un aiuto concreto per la riapertura della sua associazione e per portare un messaggio di pace e speranza a tutti, in particolare alle giovani generazioni

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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