La storia del padre che ha vinto la morte facendo il Cammino di Santiago con il figlio
santiago 1
lafune_800 x 120
STORIE - Perché questa è la storia di un cammino tracciato, di un solco che gli uomini hanno voluto imprimere nel suolo dandogli un senso che parla con il cielo, per chi crede; che parla con quello che abbiamo dentro, per tutti. Inizia a Oporto, si chiude a Santiago de Compostela. 

VITERBO – Questa è una storia fatta di passi. Un lungo cammino percorso a due piedi ma è come se fossero stati quattro. Così li ha contati chi li ha fatti, così li ha registrati chi doveva farlo. 

Perché questa è la storia di un cammino tracciato, di un solco che gli uomini hanno voluto imprimere nel suolo dandogli un senso che parla con il cielo, per chi crede; che parla con quello che abbiamo dentro, per tutti. Inizia a Oporto, si chiude a Santiago de Compostela. 

Dieci giorni, dentro i boschi e sulle strade di terra del Portogallo. “E’ il tracciato interno”, ci spiega Massimiliano Morelli. Uomo, giornalista, padre. Gli altri piedi che hanno fatto il cammino di Santiago, e l’hanno fatto davvero perché anche noi ne siamo diventati testimoni, sono quelli di Emiliano. Ragazzo, videomaker e allenatore di calcio, figlio. 

Il primo passo di tutto questo non ha niente a che fare con quello che è invece accaduto sotto le stelle della penisola Iberica, tra il dieci e il venti febbraio di questo balordo 2020. Nasce in un giorno bello, ce lo immaginiamo di sole. Massimiliano guarda i suoi figli, distratti come tutti i figli. La mette lì, al centro, sperando che loro la buttino in gol. “Facciamo il cammino di Santiago”. Il più piccolo la liscia, nemmeno la vede quella palla. Emiliano la piazza in rete. Netta, pulita, alle spalle del portiere. Il padre è spiazzato e felice. 

Poi c’è un giorno balordo, si chiama 27 aprile 2018. L’allenatore della Polisportiva Monti Cimini, il ventenne, il videomaker promettente… Tutto finito. Tutto forse no, perché la vita è così. Imperfetta in ogni aspetto, anche in quello che ci sembra così definitivo come la morte. Neanche la morte chiude tutto, sbaffa pure lei. Abbiamo visto quello che passa comunque, quello che neanche quella maledetta riesce a fermare. 

Quattro piedi l’hanno testimoniato. Quattro piedi tra Oporto e Santiago. Sotto le stelle del Portogallo, nel silenzio dei boschi e dei sentieri. Nella solitudine con compagnia di Massimiliano: “Ho fatto il viaggio da solo. Quando mi capitava di incontrare qualcuno acceleravo o rallentavo il passo per perderlo come compagno di viaggio”. 

Non cerchi altra compagnia quando quella che hai è così grande da bastarti. Non può che essere stato così. Guardiamo una barba e ne vediamo due, come quattro sono i piedi che hanno camminato e quattro gli occhi che hanno visto Santiago. 

 

lafune_800 x 120
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Fune 300x300
TdP_Inalazioni
POST FB 02
domenicale post
Masicar300x300-optimize
Onda
lafune_300 x 600
monastero interno
aiac_banner_01
Jeep_Compass_apex_300x300_200
asvis 2
Foto Fisioterapy Center