La storia del padre che ha vinto la morte facendo il Cammino di Santiago con il figlio
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Abbiamo scritto questo articolo il 15 marzo del 2020, dopo diverse chiacchierate con il collega Massimiliano Morelli. Lo vogliamo riproporre oggi, nel giorno della sua scomparsa.

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Abbiamo scritto questo articolo il 15 marzo del 2020, dopo diverse chiacchierate con il collega Massimiliano Morelli. Una storia, quella del suo cammino di Santiago, che ci ha colpito come solo le storie autentiche sanno fare. La vogliamo riproporre oggi, nel giorno della sua scomparsa. Sappiamo che la leggerà, prima di chiudere lo zaino e partire di nuovo da Oporto verso Santiano con il figlio Emiliano. 

 

VITERBO – Questa è una storia fatta di passi. Un lungo cammino percorso a due piedi ma è come se fossero stati quattro. Così li ha contati chi li ha fatti, così li ha registrati chi doveva farlo.

Perché questa è la storia di un cammino tracciato, di un solco che gli uomini hanno voluto imprimere nel suolo dandogli un senso che parla con il cielo, per chi crede; che parla con quello che abbiamo dentro, per tutti. Inizia a Oporto, si chiude a Santiago de Compostela.

Dieci giorni, dentro i boschi e sulle strade di terra del Portogallo. “E’ il tracciato interno”, ci spiega Massimiliano Morelli. Uomo, giornalista, padre. Gli altri piedi che hanno fatto il cammino di Santiago, e l’hanno fatto davvero perché anche noi ne siamo diventati testimoni, sono quelli di Emiliano. Ragazzo, videomaker e allenatore di calcio, figlio.

Il primo passo di tutto questo non ha niente a che fare con quello che è invece accaduto sotto le stelle della penisola Iberica, tra il dieci e il venti febbraio di questo balordo 2020. Nasce in un giorno bello, ce lo immaginiamo di sole. Massimiliano guarda i suoi figli, distratti come tutti i figli. La mette lì, al centro, sperando che loro la buttino in gol. “Facciamo il cammino di Santiago”. Il più piccolo la liscia, nemmeno la vede quella palla. Emiliano la piazza in rete. Netta, pulita, alle spalle del portiere. Il padre è spiazzato e felice.

Poi c’è un giorno balordo, si chiama 27 aprile 2018. L’allenatore della Polisportiva Monti Cimini, il ventenne, il videomaker promettente… Tutto finito. Tutto forse no, perché la vita è così. Imperfetta in ogni aspetto, anche in quello che ci sembra così definitivo come la morte. Neanche la morte chiude tutto, sbaffa pure lei. Abbiamo visto quello che passa comunque, quello che neanche quella maledetta riesce a fermare.

Quattro piedi l’hanno testimoniato. Quattro piedi tra Oporto e Santiago. Sotto le stelle del Portogallo, nel silenzio dei boschi e dei sentieri. Nella solitudine con compagnia di Massimiliano: “Ho fatto il viaggio da solo. Quando mi capitava di incontrare qualcuno acceleravo o rallentavo il passo per perderlo come compagno di viaggio”.

Non cerchi altra compagnia quando quella che hai è così grande da bastarti. Non può che essere stato così. Guardiamo una barba e ne vediamo due, come quattro sono i piedi che hanno camminato e quattro gli occhi che hanno visto Santiago.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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