La sostituzione del Prefetto: un anno e mezzo per scontentare tutti, o quasi
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Oggi anche il paradosso di vedere il prefetto andarsene prima del consigliere comunale, Francesco Moltoni, per il quale la Prefettura sulla sua guida aveva avviato l’azione popolare per farlo decadere, che ancora siede al suo posto.

Un anno e mezzo per scontentare tutti, o quasi. Il prefetto Rita Piermatti se ne va per la contentezza di gran parte della minoranza consigliare. Ma non solo. L’ormai ex Prefetto di Viterbo non ha lasciato un buon ricordo infatti anche nei serra-panunziani del Partito Democratico. Su di lei tante critiche per il suo lavoro considerato da molti non all’altezza del ruolo. 

Oggi anche il paradosso di vedere il prefetto andarsene prima del consigliere comunale, Francesco Moltoni, per il quale la Prefettura sulla sua guida aveva avviato l’azione popolare per farlo decadere, che ancora siede al suo posto.

Tra le critiche più aspre al Prefetto quelle di Giulio Marini e Ugo Sposetti che avevano parlato di ingerenze nella vita amministrativa del Capoluogo, ma anche quelle di molti sindaci della Tuscia e di alcuni deputati, tra tutti Alessandro Mazzoli e Alessandra Terrosi, che più volte hanno protestato sulla gestione dell’accoglienza dei migranti nella provincia di Viterbo. Ed è proprio su questo tema che si è giocata gran parte delle simpatie, insieme a quelle del viceprefetto Salvatore Grillo, per la vicenda del campo d’accoglienza costruito all’ex Fiera. Un campo che ha fatto discutere tutti, da destra a sinistra.

Un anno e mezzo per Rita Piermatti che ha lasciato il segno dunque anche per una serie di polemiche che raramente coinvolgono una carica importante come quella del Prefetto.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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