La "sfida" turistica dei centri storici, mille e uno motivi per cui Viterbo perde l'appuntamento con la crescita
San Pellegrino in Fiore 01
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In redazione abbiamo voluto fare il gioco delle associazioni di idee. Siamo partiti da un paio di parole "Viterbo" e "ritardo". Nell'ultimo anno abbiamo avuto modo di mettere piede in decine di città diverse, di osservare, pensare e raccogliere visioni. In giro c'è davvero un mondo. Qualcosa arriva anche da queste parti ma la sensazione è che anche le idee migliori vengano prese, depotenziate e restituite alla realtà deformate. 

VITERBO – Parlare molto, fare poco. Ciarlare. Parlarsi addosso. Disperdere risorse in eventi che somigliano più che a fiumi capaci di portare tanta acqua a rigagnoli rinfrescanti solo l’ego dei soliti tromboni. Non avere cabine di regia strutturate. Affidarsi in maniera random al professionista della porta accanto. Non studiare. Non frequentare la biblioteca dove si potrebbe studiare (forse, in quella di Viterbo, anche imparare semplicemente guardando il muro). Non conoscere quello che accade a 80 chilometri, a 300 chilometri, a 1500 chilometri e poi a 4mila chilometri. Essere ignavi, arroganti. Alzare la voce. Alzare le piume come galline e anche il becco. Pensare, come affetti da disfunzioni cognitive, solo al nome del prossimo sindaco. Buttare alle ortiche tutte le occasioni di sviluppo: per tirchierie, invidia sociale, miopia prospettiva.

In redazione abbiamo voluto fare il gioco delle associazioni di idee. Siamo partiti da un paio di parole “Viterbo” e “ritardo”. Nell’ultimo anno abbiamo avuto modo di mettere piede in decine di città diverse, di osservare, pensare e raccogliere visioni. In giro c’è davvero un mondo. Qualcosa arriva anche da queste parti ma la sensazione è che anche le idee migliori vengano prese, depotenziate e restituite alla realtà deformate.

Il turismo è arrivato per una semplice espansione del mercato e perché tra Duecento e Quattrocento la città seppe avere un’identità, un ruolo e quindi una storia da raccontare. Poi il blackout, il depauperamento delle possibilità, l’asfissia della classe dirigente, l’eliminazione dell’ossigeno, dell’apertura, dell’altro come portatore di possibilità. C’è sempre una speranza. Occorre fare una cosa semplice: lavorarci.

Chi oggi sta lavorando a costruire Viterbo come città turistica? Quante unità di personale di Palazzo dei Priori ci si stanno dedicando? Quanto personale della partecipata Francigena, che pure potrebbe avere un ruolo strategico, lo sta facendo? Quale dipendente del Comune o della partecipata costruisce l’identità della città con la strategia di fondo e la sua declinazione quotidiana? Chi dei molti assunti fa camminare questo settore? Sembrerebbe nessuno.

Da quanto ne sappiamo nessuno. Il problema del “ritardo” della città di Viterbo sembrerebbe essere nella struttura stessa del Comune. Tutti impegnati nella gestione ordinaria della solita minestra, con risultati sempre eccellenti quando vengono redatte le performance ma non così eccelse quando si vogliono raccogliere feedback esterni. Chi pensa? Quali uffici ragionano su come rendere turistica Viterbo? Che lavoro producono? Che qualità professionali sono state selezionate per azionare una leva così importante per l’economia del territorio?

A noi risulta, per dirne una, che il Museo Civico sia senza direttore da più di un decennio. Che non un euro sia stato speso negli ultimi dieci anni per mettere un cartello (per non parlare di azioni più contemporanee) capace di segnalarne la presenza. Che non sia stato speso un euro per un banner magari anche sui giornali locali, che sono letti e significativi più di quanto una classe politica “suonata” si possa rendere conto, per dire ai viterbesi che si potrebbe passare qualche ora anche a comprendere la propria città. Chi della parte pubblica monitora i flussi di tour operator, gite scolastiche, gruppi religiosi, camminatori? Chi aggrega i dati e li studia e ci lavora dando indicazioni e generando visioni e rotte?

Ci sono centri che si stanno rendendo leggibili facilmente ai turisti, grazie alle potenti tecnologie attuali. Il turista che arriva a Viterbo quali di questi potenti strumenti di comprensione della città ha a disposizione? Tante cose, in realtà vengono fatte. Tanti soldi, in verità, vengono fatti uscire dal conto corrente di Palazzo dei Priori. Ma c’è un piano? O è tutto figlio del caso? Sembrerebbe così in effetti.

Siete più andati a San Pellegrino? Mancano le basi del discorso. Cosa ne indica l’esistenza sulla città? Cosa lo racconta? Cosa lo rende appetibile ancora prima che gli utenti arrivino a Viterbo? Che prodotto? Quale azione è messa in campo sul web? Cosa lo rende attraente e bello e piacevole? Quale cura viene messa nella pulizia di pochissimi metriquadri di città così (teoricamente) strategici? Quale attenzione è posta a cura di panchine e cestini e supporti di comunicazione e sicurezza? Quali iniziative di valorizzazione culturale esistono e hanno una visibilità nazionale? Quale interazione c’è tra questo luogo e la produzione artistica e culturale del territorio? E con la produzione artistica e culturale nazionale? E con quella internazionale?

Ognuno può rispondere in base a quello che vede con gli occhi. Tutte le domande poste hanno trovato risposta nei territori che vincono, che generano economia, che sono interessanti per i giovani che ci rimangono. Continuare a non dare risposte a queste domande, anzi continuare a fare finta che le domande stesse non esistano, è il motivo per cui si rimane perdenti. Ma potremmo continuare a preoccuparci dell’unica cosa che sembra avere appassionato i viterbesi negli ultimi cinquanta anni: chi sarà il prossimo sindaco? L’ebrezza di una notte, quella dello spoglio delle schede. Poi il niente. Anche perché una città non la cambia un uomo o una donna da solo. Anche perché non c’è politica vera dove non ci sono cittadini veri.

 

800 Monastero
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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