La sfida regionale dei "democrat": nella Tuscia si va "alla pesa" delle correnti
appia genio
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La Tuscia si prepara svogliatamente a una nuova ondata di primarie. Questa volta si vota per scegliere il segretario regionale del partito. La sfida è a tre ma l'unica cosa che conta è vedere quanto pesano le varie correnti etrusche.
“L’attesa della pesa” – idea R. Pomi, realizzazione Luca Appia

Nuova ondata di primarie, questa volta il Partito Democratico sceglie il suo segretario regionale. Una sfida che in città non è molto sentita e che, escluse le varie truppe al lavoro, lascia piuttosto indifferenti i viterbesi. E’ però importante tenere sott’occhio cosa accadrà perché anche questo giro funzionerà da bilancia tra le varie correnti che compongono i “democrat” etruschi.

Tre i candidati in corsa: Lorena Bonaccorsi (la mettiamo come prima per puro spirito di cavalleria n.d.r.), Fabio Melilli e Marco Guglielmi. Tre nomi che al cittadino medio, sfiorato di striscio dalla faccenda, con ogni probabilità non dicono nulla. Proviamo quindi a dire chi c’è del nostro territorio dietro a questi duellanti.

Lorena Bonaccorsi è sostenuta dal neocostituito asse Fioroni-Serra, ergo popolari viterbesi più renziani del primo minuto. Fabio Melilli ha incassato l’appoggio del gruppo capitanato dal consigliere regionale Enrico Panunzi, gli ex (?) “sposettiani” che hanno i loro leader nel duo Andrea Egidi-Alessandro Mazzoli, i renziani della seconda ora, quelli che fanno capo ad Alessio Trani, e i socialisti. I civatiani, rappresentati su Viterbo città dal consigliere comunale Christian Scorsi, hanno optato per Marco Guglielmo. 

Il dato che va sottolineato è un certo rimescolamento di carte. Il gruppo che ha sostenuto Cuperlo alle nazionali perde Fioroni e conquista quel pezzo dei renziani viterbesi legato a Trani. I renziani risultano scissi nelle due correnti: quella di Serra-Mancinelli e quella di Trani. Inoltre va tenuto a mente che Melilli è sostenuto a livello romano da Zingaretti, Bettini e il popolare Franceschini. Quindi la mossa di Fioroni su Viterbo rimescola le carte anche nell’ala moderata del Pd.

In questi giorni i vari “eserciti” sono al lavoro per portare al voto quanti più fedelissimi possibile. E’ iniziato il valzer delle telefonate, dei messaggini e degli incontri (pochi) porta a porta. E’ tornato il momento di risalire sulla bilancia!

 

 

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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