
VITERBO – La signora Margherita Scopigno è per noi l’autrice di uno degli scatti più belli di questa edizione della festa di Santa Rosa tra quelli inviati alla redazione de La Fune.
Abbiamo chiesto a Margherita di raccontarci cosa è per lei questa festa così sentita a Viterbo e il perché del suo scatto. Riportiamo fedelmente il suo intervento.
“Fin da piccola i miei genitori mi portavano a vedere la Macchina di Santa Rosa e come si dice fa’ parte del DNA. Si tratta infatti di una tradizione dei viterbesi da tramandare di padre in figlio ed è così da sempre da quando si ha memoria.
La sera del 3 settembre è magica, per la folla che si riversa nei vicoli e per il fatto che si ha l’impressione che la Santa abbracci tutta la sua gente. Quando passa vieni attraversato da una moltitudine di emozioni, alzi gli occhi a lei e chiedi: chiedi una grazia, un segno, perché semo tutti de n’sentimento, perché abbiamo tutti qualcuno da salvare.
Questa foto che ho scattato l’ho dedicata alle mie radici che non ci sono più, prima mio padre poi i miei fratelli e mia madre se ne è andata il 3 maggio e in quel momento dello scatto c’erano loro con me. Si l’ho dedicata a loro con gli occhi lucidi e il cuore in gola. Questo è Santa Rosa per me, la mia santa che prego nei momenti bui e di sconforto”.


















