
VITERBO – La vittoria al Comune di Viterbo di Chiara Frontini ha detto una cosa netta a giugno del 2022: quando i partiti non governano bene e c’è qualcuno che ha il coraggio di tentare “l’impresa” anche un capoluogo può scegliere la via civica. Quanto accaduto a Viterbo è da manuale. La leader Frontini ha vinto la sua personale scommessa in quel preciso giorno di scrutinio delle schede del ballottaggio. Ma proprio in quell’istante un’altra scommessa è venuta spontanea, anche tra gli addetti ai lavori (compresi noi), tutti pronti a puntare tutto sull’inconsistenza della squadra, degli uomini e delle donne del frontinismo nato e andato al governo della città.
“Scommetti che tra cinque anni le persone ancora non sapranno chi sono questi? Che non li conoscerà nessuno?”. La realtà, a tre anni abbondanti di navigazione, è però un’altra. Quindi la scommessa, che noi stessi avremmo fatto, è perduta. Gli uomini e le donne di Chiara Frontini hanno saputo uscire dall’anonimato ed esistere e oggi sono presenti sulla città e fanno da punti di riferimento ognuno per un pezzo di mondo local. Siamo i primi a esserne rimasti stupiti ma proprio per questo la notizia, o la riflessione, ci sta.
Partendo dalla giunta la riuscita di questi, benedetti o maledetti civici, c’è stata. Tale Emanuele Aronne è una delle figure oggi più in vista della città. Tutti sanno e hanno compreso delle sue capacità lavorative impressionanti e di quella puntigliosità che però serve per fare le cose. Su di lui sono nate anche leggende come “la leggenda dell’assessore sull’Oceano”. In pratica, si dice (ma possiamo dire che è vero) che chi si trovi a passeggiare su via Garbini alle 23 di sera possa ascoltare le note di un pianoforte che l’assessore si è fatto portare in ufficio per rilassarsi durante le pause. E di uno che fa pausa in ufficio alle 23 di sera non ne avevamo mai sentito parlare.
A certi pranzi tra amici ci è capitato più volte di trovare questa frase: “Sono tornato, dopo tanti anni, a teatro”. E il teatro di cui parlano, l’abbiamo accertato, sarebbe l’Unione. Ne siamo certi perché i discorsi si sviluppano così “quell’Antoniozzi il lavoro suo l’ha fatto”. Tutti sanno chi è Antoniozzi e si rivolgono agli altri citandolo come noto.
Ma non si deve commettere l’errore che Aronne e Antoniozzi siano gli unici noti, i big di questa amministrazione. Una apparentemente meno destinata a fare fortuna, all’inizio dell’era Frontini, come Katia Scardozzi oggi naviga altrettanto bene. Ha saputo fare comprendere la sua esistenza, è riuscita a diventare punto di riferimento e ha garantito presenza e ascolto. Dice che ai Servizi Sociali sia tornato il sorriso a molti con l’arrivo di altra tale Rosanna Giliberto. Bene, anche lei ha conquistato la sua notorietà con il linguaggio spiccio del lavoro.
Giancarlo Martinengo, ribattezzato “il panzer” (nome che però, per noi, deve ancora davvero guadagnarsi sul campo e lo esortiamo a farlo), è uscito sicuramente dall’anonimato. Qualcuno potrebbe dire: come fa a non essere riconoscibile quando sei alto due metri? Sicuramente vero ma altrettanta verità sta nel fatto che pure Martinengo sulla città è presente e sta lavorando. Spesso lo citano “benedicendo” l’apertura dell’eco-centro del Poggino quanti conoscevano l’esperienza della transumanza grottana.
Anche Stefano Floris si è ritagliato i suoi spazi e sicuramente è uscito dall’anonimato. Ci sono diverse cose da migliorare ma di sicuro anonimo non è. Un po’ un processo inverso l’ha seguito Patrizia Notaristefano, frontiniana fondatrice e quindi molto in vista sembra essere in una parabola discendente. Forse è meno nota oggi di allora.
Per chi siede in giunta rompere “l’anonimato” sicuramente è stato più facile ma anche a livello di consiglio “i frontiniani” si sono dati da fare. Tutti in città, sicuramente aiutato anche dal suo passato da imprenditore, conoscono Marco Nunzi. Il suo nome è legato a turismo e sviluppo economico e ha mostrato qualità e capacità di analisi, ascolto e pacatezza. Un uomo di governo affidabile, questa l’immagine che proietta di sé sulla città. Si è proiettato bene fuori dall’anonimato anche Francesco Buzzi, che rispetto ad altri ha imparato a destreggiarsi discretamente anche con la dimensione della comunicazione.
Lo stesso ha fatto Alessandra Croci, abbracciando i discorsi della via Francigena. Umberto Di Fusco con i temi della sicurezza. Più facile è stato per Melania Perazzini, che ricopre il ruolo di capogruppo. Non aveva bisogno di uscire dall’anonimato Marco Ciorba, oggi presidente del Consiglio ma già in partenza figura definibile come solida nelle liste frontiniane. Alessandra Purchiaroni e Francesca Pietrangeli stanno emergendo anche loro, in abbinata con gli assessori di riferimento in giunta. La prima si è distinta per il lavoro sugli eventi legati ai festeggiamenti di Santa Rosa e la seconda, al fianco di Aronne, sta seguendo altre attività legate allo sport.
Anche Eros Marinetti, Federico Tonnicchi, Ugo Poggio hanno e stanno facendo sentire la propria presenza. Sulle questioni di San Martino ha cercato uno spazio Gabriele Gnignera, che però è arrivato in consiglio a treno già partito. Paolo Moricoli e Massimiliano Urbani avevano già una propria dimensione, costruita altrove.
Un civismo quindi che, visto da oggi, sembra essere una cosa molto diversa da una parentesi provvisoria nella storia della città come qualcuno all’inizio poteva essere tentato di etichettare. Noi compresi. Un civismo fatto di uomini e donne che fanno cose buone e commettono errori, che comprendono in alcuni casi e in altri rimangono sordi ma che comunque esiste davvero e non è solo un gruppo anonimo che esiste in virtù del suo leader maximo. Anzi.


















