
VITERBO – Girando per la città non si può non accorgersi dello stato pietoso in cui versa il verde pubblico. Pratini, fiori, piante ed alberi che si stanno seccando.
Qualcuno, forse per risparmiare sugli sfalci e sulla manutenzione del verde, ha avuto la brillante idea di chiudere gli irrigatori in piena estate.
Una scelta scellerata e irresponsabile che ha generato un triplice danno alla città.
Danno di immagine: i turisti che vengono a trascorrere le vacanze a Viterbo hanno trovato il verde pubblico in uno stato vergognoso.
Danno biologico: la morte di piante ed alberi che contribuiscono a produrre ossigeno ed aria pulita.
Danno economico e patrimoniale: poiché il reimpianto degli alberi morti, il recupero dei pratini e delle piante secche costerà molto di più dell’ordinaria manutenzione.
E poi perché i cittadini viterbesi, che pagano fior di tasse, non dovrebbero avere diritto ad un verde pubblico bello e curato?
Perché si è deciso di risparmiare sulla manutenzione del verde? Non ci sono i soldi? Problemi con la ditta esecutrice dei lavori? Problemi con Talete? Cosa è successo?
Chi ha preso la decisione di chiudere gli irrigatori? Vogliamo nome e cognome. Anche perché qui siamo di fronte ad un grave danno di immagine, ma soprattutto patrimoniale, nei confronti della città.
Tutte queste domande le rivolgiamo all’ assessore Contardo, a nostro avviso troppo silenzioso di fronte ad uno scempio di simili proporzioni. Lo stesso assessore che a Natale chiedeva ai viterbesi di donare il proprio abete alla città per reimpiantarlo. Poveri abeti, che brutta fine che hanno fatto… e non solo loro.


















