La scarpata che affaccia da via Belluno sull'Arcionello disseminata di rifiuti
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VITERBO - Camminando sul marciapiede da subito dopo la rotatoria della Coop del Murialdo e scendendo fino all'intersezione con via Genova è tutto un susseguirsi di rifiuti a fare capolino tra il verde e la sterpaglia. Centinaia di metri di degrado. 

[ngg src=”galleries” ids=”646″ display=”basic_slideshow”]VITERBO – La scarpata che guada da via Belluno al Parco dell’Arcionello disseminata di rifiuti di ogni tipo. Centinaia di metri di alberi e sterpaglie “inzeppati” di lattine, bottiglie, plastiche varie. C’è persino un “santino” con la foto di una signora defunta. 

Non mancano vestiti, cartoni vari. Le buste del McDonald sembrano crescere su quegli alberi. C’è persino un forno a microonde, non si sa mai qualcuno avesse voglia di un pic-nic comodo nei boschi. 

Camminando sul marciapiede da subito dopo la rotatoria della Coop del Murialdo e scendendo fino all’intersezione con via Genova è tutto un susseguirsi di rifiuti a fare capolino tra il verde e la sterpaglia. Centinaia di metri di degrado. 

L’immondizia finisce, con il vento, per arrivare sul marciapiede e anche in strada. Palazzo dei Priori dovrebbe decidere un intervento urgente per il ripristino del decoro dell’area.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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