

(Foto Lietta Granato) SPECIALE SANTA ROSA – C’è una rosa che sboccia ogni anno. “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”, dice il Piccolo Principe. I viterbesi conoscono questo processo, lo vivono da otto secoli. La loro rosa sboccia di notte, quella sera del tre. Ha il volto di Nello Celestini, di Massimo Mecarini, di Sandro Rossi (God save the “capofacchino”), di Raffaele Ascenzi (con tanto di barba d’altri tempi), di Vincenzo Fiorillo (un uomo serio) e dei suoi figli. Ha il volto di un vescovo, Orazio Piazza, arrivato da poco e già capace di cogliere lo spirito di un’identità e costruire dal sagrato di San Lorenzo un discorso sulla città che tutti possono portare con sé per lunghissimi anni (come dice il Salmo di David) come un dono. C’è il volto della sindaca Chiara, del prefetto Cananà, del questore Vinci, del presidente della Provincia Romoli. Ha il volto, pieno di vita e di coraggio, di una suora che sa farsi amare come Francesca Pizzaia.
Questi sono i nomi che il destino e i meriti hanno messo più in evidenza, come punti di riferimento. Con loro c’è una galassia di altri volti che stanno sulla rosa di Viterbo. I più cari, a cui va il nostro abbraccio e l’incoraggiamento di un’intera comunità, sono quelli dei Facchini. Quella fascia rossa e quel fazzoletto bianco li rendono costruttori di bellezza. E non è forse la bellezza il punto più alto a cui l’anima umana può aspirare?
La rosa di Viterbo è un ingranaggio perfetto. Dentro ci sono “quei pazzi” che da ieri sera stanno aspettando sul percorso il passaggio di Gloria. Ci stanno i carabinieri, i poliziotti, gli uomini della Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, il personale del 118 e della Croce Rossa. I punti di luce, che illuminano il futuro, sono i bambini e le bambine. Quelli che hanno sollevato le Minimacchine e quelli che saranno sollevati in questa notte sulle spalle dei padri e dei nonni. Chi imbottirà i panini per tutti, chi sfornerà le pizze, chi servirà sorridendo un caffè, chi passa per pulire la città e chi guida gli autobus e le navette per permettere a tutti di arrivare, essere lì, al passaggio della Macchina.
Si chiude un ciclo, l’ultimo anno di Gloria. A Raffaele Ascenzi vanno i ringraziamenti di tutti per il lavoro fatto chissà in quanti giorni e quante notti nel suo studio, con vicino il fedele bracco, e nelle orecchie la musica di Vivaldi. Vogliamo dire una cosa: hai fatto un lavoro straordinario, Raffaele. La tua è davvero una Macchina bellissima. A Massimo Mecarini va il grazie di tutti e un sorriso fraterno perché sa ogni giorno tenere la barra dritta, quando splende il sole e quando soffia la tempesta. A Sandro Rossi l’abbraccio di un’intera città perché ha insegnato e insegna, ogni anno, cosa è un capofacchino. Alla sindaca Frontini un grazie per avere gestito alla perfezione tutte le dinamiche che portano al Trasporto e, al di là delle polemiche Viterbo ha dimostrato ancora una volta di potercela fare e di esserci davvero e di essere molto meglio di come tendiamo a raccontarcela.
A tutti loro ricordiamo ancora il Piccolo Principe: “Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle”.
A tutti auguriamo un buon Trasporto e buona festa.

















