La Regione vuole strozzare Viterbo sulla monnezza, l'allarme del sindaco Frontini: "Pronti a dare battaglia"
discarica Monterazzano
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VITERBO - "Giovedì mattina abbiamo convocato un consiglio comunale straordinario sul tema: è solo il primo step di quella che speriamo non dovrà essere una lunga battaglia. Altrimenti, saremo pronti a combatterla". 

VITERBO – La monnezza è destinata a diventare uno dei temi di fuoco dei prossimi mesi. Il tema è l’ampliamento della discarica di Monterazzano. Quella che si starebbe apparecchiando rischia di essere una vera e propria azione di “strangolamento”, da parte di Regione Lazio, verso il capoluogo della Tuscia. A lanciare l’allarme è il sindaco Chiara Frontini

“È in corso una procedura di ampliamento della discarica di Viterbo per altri 960.000 metri cubi. Che di per sé è già un problema, ma se servisse solo alla Tuscia sarebbe tollerabile, visto che la nostra discarica è quasi esaurita a forza di ricevere rifiuti da Roma e dal Lazio e a breve non sapremo neanche noi dove mandare i rifiuti – così Frontini -.

E invece no, non basta. Un parere dell’Area rifiuti della Regione vincola l’autorizzazione all’essere impianto a servizio dell’intero territorio regionale, essendo rimasta di fatto l’unica discarica di tutto il Lazio. La provincia di Viterbo è un territorio virtuoso, che chiude il ciclo dei rifiuti suo territorio. Se fossimo i soli a conferire in discarica i 960.000 mc sarebbero sufficienti per i prossimi 70 anni circa. Invece, al ritmo attuale di 143.000 ton/a l’invaso esaurirebbe in ca 8 anni.

Viterbo ha dato, e uno degli impegni che abbiamo condiviso con l’attuale governo regionale è proprio lo stop al conferimento dei rifiuti da Roma. Sono fiduciosa che gli attuali amministratori regionali e soprattutto i consiglieri del territorio sapranno difendere Viterbo da questo sopruso.

Giovedì mattina abbiamo convocato un consiglio comunale straordinario sul tema: è solo il primo step di quella che speriamo non dovrà essere una lunga battaglia. Altrimenti, saremo pronti a combatterla”. 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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