La Pucciarella, la donna che sconfisse i demoni Lanzichenecchi
bagnaia
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Correva l'anno 1527 e la storia di un piccolo borgo come Bagnaia venne scritta da una donna. Lei, con una mira tanto formidabile quanto fortunata, sconfisse un manipolo dell'esercito germanico che voleva impiccare il papa.

La storia di questa domenica non poteva che essere quella della Pucciarella. Siamo a Bagnaia e corre l’anno del signore 1527. Soffiano venti di guerra sulla penisola italica e un formidabile esercito, con una corda d’oro per impiccare il papa, è in viaggio verso Roma. Sono i Lanzichenecchi, un formidabile esercito di 30mila uomini.

Giunti a piedi e a cavallo arrivano a Viterbo. Sfondano e abbattono Porta Fiorentina. Entrano nella città papale fedeli a un solo comandamento: saccheggiare.

Entrano dalla breccia aperta come un fiume in piena e seminano il terrore in lungo e largo, come demoni. Un gruppo, poco numeroso, arriva fino a Bagnaia nel tentativo di sfogare i propri istinti più bestiali.

Arrivano al piccolo borgo con i peggiori propositi. Erano rimasti solo donne, vecchi e bambini. Gli uomini, abili alle armi, erano stati tutti arruolati nelle truppe pontificie del Guicciardini e tra i volontari del cardinale Egidio da Viterbo.

Tra queste donne bagnatole c’è la Pucciarella. Popolana, segnata dal lavoro e dalla fatica. Ma dal lavoro e dalla fatica resa adatta alla resistenza. E Bagnaia ha bisogno proprio di questo: resistere ai demoni scesi dal Nord. Le bastò un colpo solo e la fortuna di una buona mira, per entrare nella storia. Scagliò un colpo di mortaio sulla testa del comandante dei Germanici per ucciderlo e provocare lo sbandamento della soldataglia.

Oggi la Pucciarella è ricordata da una targa posta sulla torre di Bagnaia. E ogni anno, a ricordo dello scampato pericolo, i bagnaioli si recano, il secondo giorno dopo la Pasqua, alla Chiesa della Madonna della Quercia, portando in dono una grossa croce d’argento.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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