La prima Minimacchina multietnica portata a spalla per le vie di San Faustino
San Faustino 02
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Ieri sera per le vie di San Faustino un gruppetto di ragazzini di diverse etnie hanno portato a spalla una semplice minimacchina fatta da loro. Il giro di tre vie e un buon pubblico incuriosito.

Una Minimacchina non ufficiale dedicata a Santa Rosa, questo lo spettacolo andato in scena nella serata di ieri tra una manciata di viuzze del quartiere San Faustino.

Più che un evento un’iniziativa di un gruppetto di ragazzini viterbesi. Un qualcosa che era costume nei decenni scorsi in molti rioni viterbesi e il segnale di una tradizione che non morirà mai, che ogni anno sa entusiasmare e catturare.

Via del Gallo, via della Moretta e via del Pavone, questo il microtragitto. Partenza alle ore 20 e diversi curiosi intervenuti. In formazione 4 bambine e 3 bambini, 1 capofacchino e 6 facchini. La Macchina realizzata è una struttura piccolissima, con in cima una statua della santa fatta da loro. Una tradizione che entra nelle case e diventa anche momento per stare insieme, per condividere. Sotto questa Minimacchina speciale bambini di diverse etnie. Un miracolo di integrazione e una speranza per il futuro.

Il particolare aspetto è stato colto dal consigliere comunale Christian Scorsi che è voluto essere presente al trasporto e ha commentato così su facebook: “E poi ecco la sorpresa che dà il senso di come la multiculturalità e l’ integrazione siano una realtà per dei piccoli “grandi” cittadini viterbesi. La prima minimacchina multietnica parte dal quartiere San Faustino. Ed è una cosa bellissima per il grande significato che questo rappresenta”.

A rilanciare la notizia sui social ci ha pensato Viterbo Civica, che commenta attraverso il suo presidente Lucio Matteucci: “Peccato averlo saputo solamente con poche ore di anticipo. Ragazzi stranieri e ragazzi di Viterbo uniti e tutti d’un sentimento… Le rispettive famiglie che parlavano tra loro come se si conoscessero da sempre. Questo è da annoverare come un altro miracolo Di Santa Rosa. Lei è arrivata dove interessi, invidie, personalismi e divisioni non riusciranno mai ad arrivare. Onorati di aver partecipato. Non nascondo la mia emozione mentre vi scrivo queste poche righe”.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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