La prima ciclabile è servita: un chilometro e mezzo per collegare Riello al Bullicame
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VITERBO - Le ciclabili sono un tassello importante nella costruzione di una nuova immagine di Viterbo in primis nella mente dei cittadini. Una città capace di affrontare le nuove sfide della modernità e di costruire una sempre più forte sinergia con l'ambiente. 

VITERBO – Taglio del nastro per la prima pista ciclabile della città di Viterbo. Questa mattina (sabato 15 marzo) l’inaugurazione ufficiale del tratto Riello (Largo Università) – Bullicame e Orto Botanico. Un chilometro e mezzo tra le campagne viterbesi per dare a tutti uno spazio dove vivere qualche ora all’aria aperta. 

Il giro inaugurale ha visto la partecipazione, rigorosamente in bike, della sindaca Chiara Frontini. Con lei anche l’assessore ai Lavori Pubblici Stefano Floris. Presente anche l’Unitus, rappresentata dal prorettore Alvaro Morucci. 

Questa ciclabile, solo una parte dell’intero sistema pensato per collegare diverse aree della città, è un’opera realizzata dalla sinergia tra Comune di Viterbo e Università degli Studi della Tuscia. L’intervento è stato possibile grazie a fondi PNRR – Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (Pinqua). 

Le ciclabili sono un tassello importante nella costruzione di una nuova immagine di Viterbo in primis nella mente dei cittadini. Una città capace di affrontare le nuove sfide della modernità e di costruire una sempre più forte sinergia con l’ambiente. 

Dal punto di vista tecnico la pista è stata realizzata utilizzando materiali ecosostenibili come il calcestruzzo drenante. Sono state collocate sul percorso 103 lampade led che si illuminano al passaggio. Inoltre ai lati della pista sono state piantati oleandri ed edera, mentre tutte le balaustre sono in legno, anche per evitare inquinamento luminoso in una zona di campagna. 

“Questa pista – ha dichiarato la sindaca Frontini – è anche l’occasione per una riscoperta di luoghi bellissimi del territorio cittadino”. 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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