

VITERBO – La pergamena del primo conclave della storia sarà visibile a tutti all’interno del nuovo spazio museale che tra poche settimane aprirà i battenti al piano terra di Palazzo dei Priori.
Un pezzo di indiscutibile valore che se, opportunamente comunicato, è destinato a fare la fortuna d’incassi del nuovo museo, chiamato a ospitare anche i capolavori di Sebastiano Del Piombo custoditi al Civico di piazza Crispi.
La notizia è uscita in occasione della conferenza stampa di presentazione delle celebrazioni per i 750 anni dal primo conclave, tenuto a Viterbo tra il 1268 e il 1271. A renderla di dominio pubblico l’assessore alla Cultura Marco De Carolis.
La pergamena sarà esposta all’interno di una teca dedicata. Si tratta di un documento dal valore inestimabile perché segna la nascita del rito di elezione dei papi così come lo conosciamo ancora oggi. Oggi, quando ci si appresta a eleggere un nuovo pontefice, tutto il mondo segue le fumate che si alzano dal camino che informa sugli esiti delle votazioni dei cardinali in Cappella Sistina.
Il Conclave di Viterbo: le premesse
Il concilio dei cardinali si riunisce nel Palazzo dei Papi di Viterbo già dalla fine di novembre dell’anno 1268. Dopo la morte di Papa Clemente IV si doveva procedere all’elezione del nuovo pontefice. Agli inizi del 1270, dopo più di un anno di sede vacante, a Viterbo si trovava anche il generale dell’Ordine dei Frati Minori (Francescani) Bonaventura da Bagnoregio. Questi preso atto della divisione dei cardinali cerca di esortare il consesso dei cardinali a concludere l’iter elettivo, ma senza successo.
Troppo aspre erano state le divisioni in seno al concilio, e difficilmente si sarebbe arrivati ad un accordo procedendo come consuetudine. Quel metodo prevedeva saltuari incontri in Cattedrale e a sera la libertà per gli elettori di ritirarsi nelle proprie stanze.
La nascita del Conclave
Nel gennaio 1270 i cardinali lanciarono la scomunica nei confronti di Corrado da Alviano. Il podestà di Viterbo aveva ecceduto nell’esortali, spingerli e minacciarli perché raggiungessero un pronto accordo. In questo scenario la tradizione colloca la nascita dell’idea di rinchiudere i cardinali “cum clave”, attribuendola allo stesso Bonaventura.
Il 1 giugno 1270 furono chiuse le porte della città e i cardinali dalle loro private abitazioni furono portati nella “grand’aula del palagio vescovile” e lì rinchiusi fino ad elezione avvenuta. I viterbesi provvidero nei giorni seguenti a scoperchiare l’aula per indurre maggiori disagi e pressioni ai cardinali.
Questi il giorno 8 giugno 1270 rispondono con un documento di eccezionale valore storico che ancora oggi si conserva presso la biblioteca consorziale di Viterbo: emesso a firma di tutti i cardinali presenti “ex palatio discooperto” cioè dal palazzo scoperchiato, intima alle autorità cittadine ed in particolare al Podestà ed al Capitano del Popolo Raniero Gatti di concedere “per quel debito di fedeltà che vi lega a noi ed alla Chiesa Romana” la liberazione immediata dell’infermo Cardinale Enrico di Ostia “da questo palazzo in cui siamo chiusi” (dal sito archeoares.it).

















