La Parrocchia di Villanova rende omaggio al Beato don Carlo Gnocchi
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VITERBO - Domenica 3 marzo 2019, nella chiesa dei santi Valentino e Ilario, a Villanova, il gruppo Alpini di Viterbo, sezione di Roma, presieduto dal capogruppo Franco Barillà

VITERBO – Tutta Villanova si colorerà di tricolore in questo fine settimana: un omaggio all’impegno del Beato don Carlo Gnocchi, una vita spesa a favore degli altri, soprattutto le famiglie degli alpini che non sono mai tornati dalla Russia, che aveva conosciuto al fronte, e tutti i sofferenti dalla Seconda guerra mondiale in poi, specie i più piccoli.

Domenica 3 marzo 2019, nella chiesa dei santi Valentino e Ilario, a Villanova, il gruppo Alpini di Viterbo, sezione di Roma, presieduto dal capogruppo Franco Barillà, invita tutta la cittadinanza alla celebrazione in occasione del 63° anniversario dalla scomparsa terrena di don Carlo.
Si inizierà alle 10, con il concerto della Banda di Soriano nel sagrato della chiesa, dedicato alle più belle musiche alpine, mentre alle 10.30 inizierà la celebrazione della messa, presieduta da S. E. mons. Lino Fumagalli, vescovo di Viterbo. Sull’altare sarà esposta la reliquia di primo grado del beato, consegnata al Gruppo Alpini Viterbo dalla Fondazione Gnocchi.

Alla cerimonia saranno presenti le autorità civili e militari, le associazioni combattentistiche e quelle di volontariato. Sarà ospite anche un reduce della campagna di Russia e numerosi Gruppi Alpini del centro Italia.

La messa sarà in suffragio anche di tutti gli alpini della sezione di Roma andati avanti, con molti familiari presenti. La celebrazione sarà allietata dal Coro Ana Marco Bigi, del Gruppo Alpini Viterbo, e dal Coro
polifonico Francesco Suriano, di Soriano nel Cimino.

La reliquia sarà esposta per l’intera giornata e poi custodita nella parrocchia di Villanova. Con il patrocino del Comune di Viterbo, Provincia di Viterbo, Regione Lazio, e in collaborazione dell’Associazione nazionale alpini – Sezione Roma, Fondazione Carlo Gnocchi, Parrocchia Villanova.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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