La “paesanotta” alla conquista di Roma: Giulia Farnese
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SPECIALE GIULIA FARNESE - La famiglia Farnese ha origini contadine. Provenienti da Orvieto fecero la prima comparsa in Tuscia nell’XI-XII secolo.

SPECIALE GIULIA FARNESE – La famiglia Farnese ha origini contadine. Provenienti da Orvieto fecero la prima comparsa in Tuscia nell’XI-XII secolo. La famiglia era molto propensa agli affari e crebbero continuamente in averi e importanza e con questa la voglia di scalata sociale.

Alla ricerca della nobiltà sembrò loro normale offrire il proprio servizio come soldati-condottieri nelle truppe dei Papa ed ebbero anche successi e riconoscimenti per le attività sul campo di battaglia ma non titoli nobiliari. Nel XV secolo la prima svolta. Con la spada non aveva funzionato. Chiesero aiuto al primo spin doctor della storia: Annio da Viterbo; cui è intitolata la traversa di via Cavour a Viterbo dove sopravvive il graffiato del XV secolo.

Il domenicano provò a creare una vera e propria mitologia di nobiltà etrusca ai Farnese. Non riuscì. I Farnesi provarono anche su altro terreno tipico per il tempo: i matrimoni strategici. Verso la fine del XV secolo, intorno al 1480 Pier Luigi Farnese, signore di Montalto, decise di unire le fortune della propria casata a quella degli Orsini e promise in sposa la bellissima figlia di circa 5 anni ad Orso Orsini anche lui bimbo. In quel preciso istante iniziò la parabola di Giulia La Bella ma non fu qui la svolta decisiva. Presto venne mandata a Roma per ricevere un’educazione appropriata al rango che andava cercando.

La futura suocera, Adriana de Mila, era la cugina dell’affascinante don Rodrigo, il cardinale Borgia. Era molto versa alla vita da palazzo e ricevette da lui il compito di educare i figli perché la mamma era si bellissima ma si trovava meglio nell’osteria che gestiva. Prima fortuna di Giulia e dei Farnese, a casa della futura suocera conobbe il focoso cardinale sessantenne ed ebbero modo di piacersi. Tutti furono a favore della tresca. La suocera vide la possibilità di favori e terre per il figlio.

Morto il padre, il fratello di Giulia, Alessandro, era il punto di riferimento della famiglia e sperando possibili aiuti alla propria carriera ecclesiastica valutò l’appoggio di un cardinale potente e ben voluto dono insperato. Di Papa Borgia ci arrivano immagini spesso di profilo che ne evidenziano il naso curvilineo che non gli rendono onore. In realtà fu sempre considerato uomo affasciante e di grande successo. Di lui si scrisse che attirava le donne più che la calamita il ferro. Il suo remunerassimo ruolo di Vice-cancelliere lo rese potentissimo, di sicuro un ottimo “partito”.

Tutto funzionò. Già dal matrimonio di Giulia e Orsino Orsini, nel 1490, il cardinale ebbe una presenza importante quasi ingombrante. Per molti la tresca era avviata. Giulia al momento aveva 15 o al più 16 anni. Ai giorni nostri la cosa sembra impossibile da accettare, ma allora ci si sposava anche a 12 anni e Giulia, come provò per tutta la vita, sapeva leggere la situazione e fu scaltra, furba e assolutamente devota alla famiglia e al fratello. Nessuno sa con esattezza quando iniziò e quali fossero le dinamiche della strana coppia.

Ma molto probabilmente da parte di lui fu amore fulminante e morboso. Questo lo rese gelosissimo come ampiamente attestato nelle varie lettere da lui stesso scritte. Quando nel 1492 venne eletto Papa, Giulia era già la concubina ufficiale. Questo fu il vero colpo di fortuna della
famiglia Farnese e la svolta definitiva verso la nobiltà. Probabilmente in modo consapevole Giulia accettò il ruolo impostole dallo stranamente insicuro prelato. Infatti tanto ambizioso e sfacciato nella vita pubblico-politica quanto timoroso nei confronti dell’amante. Di fatto la tenne reclusa nel palazzo della famiglia Borgia. Questo è uno dei luoghi più intensi e fecondi del periodo: lì Giulia divenne amica di un’altra donna che fece la storia d’Italia, Lucrezia Borgia.

Altro coetaneo e probabile compagno di giochi fu il fratello Cesare Borgia che presto, d’accordo col Papa, avrebbe almeno provato a diventare re d’Italia e di sicuro ispirato il principe di Machiavelli. Sotto l’occhio vigile della suocera, Adriana De Mila, Giulia è nel salotto più importante di Roma e presto ne diventerà la padrona indiscussa.

Dalle lettere degli ambasciatori, presso la santa sede, si capisce perfettamente che per ottenere favori dal Papa si doveva passare da “madonna Iulia”. Erano anche disposti ad aspettare settimane pur di incontrarla. Giulia catturò tutti certo per avvenenza ma aveva quel non so che di unico e affascinante che le fece conquistare il titolo forse ambiguo di “Sponsa Christi”. La Paesanotta aveva conquistato Roma.


Marzo 2024 è il mese del V Centenario della Morte della Bella. Sui canali social di Tuscia in Fiore e de La Fune interviste a studiosi ed appassionati del mito di Giulia la Bella e del rinascimento tutte le sere dalla domenica al giovedì alle 21:30 in diretta fino al Vernissage della mostra a lei ispirata il 23 Marzo 2024 a piazza del comune Viterbo.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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