La nuova giunta fa tombola col "9". Forse
centrodestra
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Bingo. O anche tombola oppure en plein. Fate come vi pare, tanto il risultato non cambia. Stavolta la pallina impazzita del flipper della nuova giunta comunale si ferma sul 9. Ammesso che sia il numero giusto e soprattutto definitivo, perché fino a quando non ci sarà l'ufficialità del nero su bianco ogni sorpresa o novità è sempre possibile.

Bingo. O anche tombola oppure en plein. Fate come vi pare, tanto il risultato non cambia. Stavolta la pallina impazzita del flipper della nuova giunta comunale si ferma sul 9. Ammesso che sia il numero giusto e soprattutto definitivo, perché fino a quando non ci sarà l’ufficialità del nero su bianco ogni sorpresa o novità è sempre possibile. Dovrebbero (condizionale d’obbligo) essere appunto 9 gli assessori della squadra amministrativa del sindaco Arena. Un risultato raggiunto dopo una mediazione oggettivamente molto lunga e incomprensibile per chi si aspettava che la “macchina di guerra” di un centrodestra unito e compatto (solo a parole) fosse pronta a partire non appena fosse stato noto l’esito del ballottaggio.

E invece le magagne (più o meno sotterrate in campagna elettorale) sono subito venute a galla con richieste continue per accontentare appetiti assai poco condivisibili.  Ci aveva provato Arena a riprendersi le prerogative che competono al primo cittadino proponendo una giunta a 7 (due assessori a Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, uno a Fondazione): proposta respinta al mittente senza possibilità di discutere ancora. E allora ecco spuntare dopo l’ennesima faticosissima gestazione l’ultimo numero magico: 9 con tre assessori fratellitaliani, due leghisti con annessa presidenza del Consiglio, due azzurri e altrettanti “fondaroli”. Un numero eccessivo di deleghe per una città come Viterbo: in proporzione Roma di assessori dovrebbe averne 350 circa. Inconcepibile.

C’è molto che non quadra in questa vicenda. “Armata invincibile” fu definita la coalizione al momento della candidatura di Arena: la realtà è molto diversa. E al pari della strepitosa flotta di Filippo II, sconfitta non dagli Inglesi ma dal mare in tempesta, anche la pattuglia viterbese rischia di arenarsi (che coincidenza…) ancor prima di salpare. Qual è la novità rispetto al passato? Nessuna, assolutamente nessuna. Solo partiti e gruppi famelici, tutti a caccia di un posto al sole. Non si capisce, ad esempio, quale logica governi la presenza di due assessori di Fondazione che schiera solo 2 consiglieri comunali. Allora, anche gli altri 18 di maggioranza dovrebbero entrare in giunta… E’ ovvio che la politica non è matematica, ma un po’ di equilibrio e di buonsenso sarebbe assolutamente necessario.

La sensazione generale di fronte a questo spettacolo è che bisognerà attendere ancora a lungo prima che il vento di novità possa cercare di alzarsi. Sempre ammesso che ci riesca e che non si trasformi in uragano…

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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