La morte di Manca tra mafia e servizi segreti: le rivelazioni di un pentito e l'opinione di Ingroia
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Secondo il legale della famiglia, Antonio Ingroia, le dichiarazioni di D’Amico sarebbero rilevanti e credibili anche in merito al coinvolgimento dei Servizi Segreti per la morte dell’urologo.

Un pentito di Mafia coinvolge i Servizi segreti e Cosa nostra nella morte di Attilio Manca. Come riporta La Gazzetta del Sud il pentito di Mafia Carmelo D’Amico nell’ottobre 2015 avrebbe rilasciato delle dichiarazioni che aiuterebbero a capire qualcosa di più del giallo della morte Manca, l’urologo residente a Viterbo trovato morto nel suo appartamento per overdose. Una morte che ha lasciato sempre dubbi e che in pochi, a parte nelle procure, hanno ritenuto potesse essere avvenuta per suicidio.

D’Amico racconta dei rapporti intercorsi con Salvatore Rugolo “che ce l’aveva a morte con l’avvocato Saro Cattafi perché aveva fatto ammazzare Attilio Manca, suo caro amico. Lo riteneva responsabile della morte di Attilio Manca che riteneva sicuramente essere un omicidio e non certo un caso di overdose. Rugolo non mi disse espressamente che Cattafi aveva partecipato all’omicidio di Manca ma lo riteneva responsabile della sua morte”. Il motivo per cui lo riteneva responsabile è perché avrebbe messo in contatto gli ambienti mafiosi con Manca per fargli curare Provenzano, il boss dei boss.

Secondo il legale della famiglia, Antonio Ingroia, le dichiarazioni di D’Amico sarebbero rilevanti e credibili anche in merito al coinvolgimento dei Servizi Segreti per la morte dell’urologo. “Solo così – ha dichiarato Ingroia alla Gazzetta del Sud – si spiegano la messinscena, una serie di depistaggi nelle varie fasi della vicenda del povero Attilio”.

Clicca qui per altre informazioni » ATTENZIONE le immagini contenute nel link potrebbero urtare la vostra sensibilità.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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