La malattia di Santa Rosa, un qualcosa che sfida la scienza? In città i professori autori dell'ultima ricognizione sul Corpo
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Santa Rosa non avrebbe potuto vivere fino a 18 anni, almeno questo è quanto ritiene la scienza. Alla questione è dedicato un convegno: 'La malattia di Rosa da Viterbo sfida la scienza?'.

Santa Rosa non avrebbe potuto vivere fino a 18 anni, almeno questo è quanto ritiene la scienza. Alla questione è dedicato un convegno: ‘La malattia di Rosa da Viterbo sfida la scienza?’.

L’appuntamento è fissato per il 24 febbraio, ore 15, presso l’Aula Magna dell’Unitus in via Santa Maria in Gradi. Un’iniziativa voluta dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Viterbo, Diocesi di Viterbo, Monastero Santa Rosa Viterbo, Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, Centro Studi Santa Rosa e Comune di Viterbo.

Saranno in città i professori Luigi Capasso, Arnaldo Capelli e Bruno Marino; gli autori dell’ultima ricognizione del Corpo di Rosa. Nel ruolo di moderatore il responsabile del Messaggero di Viterbo Giorgio Renzetti.

Dalla ricognizione sul corpo emersero fatti molto interessanti e che costituiscono davvero un enigma per la scienza. La giovane Rosa infatti era cardiopatica e non aveva lo sterno. Due “patologie incompatibili con la vita”, spiegarono i professori.

La letteratura medica segnala il caso di un neonato russo che, senza sterno, sopravvisse qualche mese. La scoperta, dell’ antropologo medico Luigi Capasso (lo stesso degli accertamenti sulla mummia del ghiacciaio di Similaun), coadiuvato dal primario cardiologo pediatra Bruno Marino, è finita sulla rivista scientifica Lancet, dopo anni di indagini sul corpo della vergine conservatosi fino ai giorni nostri senza essere stato sottoposto a trattamenti.

Questo perché appare straordinario come Rosa sia riuscita a vivere nonostante un handicap letale. Le indagini sul corpo ebbero inizio nella seconda metà degli anni Novanta. In un’intervista a Repubblica Marino spiegava la situazione del cuore: “E’ un miracolo che, con quella malformazione, Santa Rosa sia vissuta 18 anni senza alcun intervento, peraltro impensabile in quegli anni”.

La Santa era affetta inoltre dalla sindrome di Cantrell, patologia letale presente alla nascita, che colpisce i neonati. Ma di questa malattia le sue biografie fanno accenni fugaci. La scoperta di Capasso e Marino segnala invece che è stata davvero incombente sull’esistenza della Santa che per i due clinici, con quelle anomalie, non sarebbe potuta vivere 18 anni. Quando stava male la Santa, che “di crisi cardiache ne deve aver sopportate diverse”, dal letto chiedeva alla madre di posarle sul petto menta in mazzetti e una croce. “La prima, che è un broncodilatatore, per alleviare le difficoltà respiratorie, la seconda per raccomandare l’ anima a Dio”.

E a quasi 800 anni dalla morte la vita terrena di Rosa appare agli occhi della scienza come un qualcosa di inspiegabile.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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