La magia della provincia ma anche le sue inutili stupidaggini
Foto Della Rocca Giulio
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Temevo una delle più grandi stupidaggini organizzate: “Frate fischio”. Per fortuna nulla di che. Pericolo scongiurato ma credo sia giusto riflettere col cuore e con la testa. Il mondo rischia di scivolare in direzioni totalitarie. Noi dobbiamo essere meglio.

IL CORNER DEL PROFESSORE – Essere di Viterbo significa conoscere almeno un “Bucia”, un paio di “Proff”, di sicuro molti etichettati geograficamente: il Romano, il Toscano, l’americano e cosi via. Nelle città di provincia, moltissimi hanno un soprannome. Spesso divertente. Addirittura usato all’interno della famiglia. Alcuni si conquistano sul campo altri si ereditano.

Mi viene in mente “boccuccia”, soprannome di commerciante del Corso, decisamente ereditato dal padre. Quando a pronunciare un soprannome in mondo visione è il capofacchino qualcosa scatta nella mia mente. I ricordi del campetto dell’oratorio, amicizia, conoscenza personale, incontrarsi tutti i giorni. Una vita a misura di soprannome.

Ricordo la prima emozionante volta che i mei genitori mi lasciarono andare a vedere la macchina di Santa Rosa con amici. L’esperienza divenne più vera. Incredibile. Emozionante. Per la prima volta nella vita mi sono accorto come il mio cuore battesse. È passato mezzo secolo, credo ancora nell’amicizia e nella vita del piccolo centro di provincia. Anche se Il mondo è cambiato il 3 settembre resta per noi immutabile, giusto? Quest’anno qualcosa è cambiato.

Come ogni Santa Rosa, io e migliaia di viterbesi nel mondo, siamo stato per ore di fronte al televisore. Grazie alla moderna tecnologia, ho di fatto visto da privilegiato il Trasporto della Macchina di Santa Rosa. Ogni immagine, ogni abbraccio, ogni sofferenza disegnata sui volti dei
117 eroi, trasmessa in diretta su uno schermo gigante a solo 1 metro dai miei occhi mi è arrivata diritta al cuore.

Mi sono scoperto empatico e quasi impaurito. Debbo fare una confessione. Ho vito i volti quasi trasfigurati dalla fatica dopo solo una fermata e quando il capofacchino ha chiesto se fare il secondo giro a piazza del Comune io avrei detto no. La prova di forza super umana che i facchini compiono ogni anno mette paura, è carica di emozione viscerale.

Orgoglio e incredulità allo stesso tempo. Le stesse emozioni di quel giorno di mezzo secolo fa. Eppure qualcosa è cambiato: tutto mi è sembrato illuminato a giorno. Dopo aver strillato “dai Braciola” il capofacchino ha detto qualcosa sulle luci accese. Qualche ora prima del Trasporto, due persone di origine turca sono stati arrestati in un B&B sulla salita di Santa Rosa in possesso di mitra, pistole e caricatori. La decisione di tenere le luci accese è stata molto più che legittima.

Vivo negli Stati Uniti dove i matti col mitra fanno stragi, a volte sparando dalle finestre. È impensabile per noi, eppure gli addetti alle forze dell’ordine hanno dovuto immaginare il peggio e prevenire la possibilità che qualche folle sparasse sui muri umani al buio. Voglio reagire in positivo di fronte alla follia dei tempi che corrono. Mi piace pensare che l’Italia sia al sicuro dagli attacchi terroristici degli estremisti. Tra tanti target Viterbo deve essere in fondo a ogni lista… Non sto pensando in positivo, sono un codardo. Basta che non avvenga a mia figlia, né sotto casa mia o nella città che tengo stretta al cuore.

Questo è profondamente sbagliato. Non debbo pensare egoisticamente. Allo stesso tempo non credo che io o un viterbese possiamo cambiare le sorti di un mondo alla continua ricerca di pretesti per poter litigare. Qualcosa però lo passiamo fare: Viterbo mi appare come un’oasi felice e vorrei lo restasse, sebbene, a volte, sia nauseato dalle critiche a tutti i costi.

Temevo una delle più grandi stupidaggini organizzate: “Frate fischio”. Per fortuna nulla di che. Pericolo scongiurato ma credo sia giusto riflettere col cuore e con la testa. Il mondo rischia di scivolare in direzioni totalitarie. Noi dobbiamo essere meglio.

Questa è la terza volta che chiedo quale sia il piano che motiva i pelo-uovisti o i detrattori a tutti costi. In questo momento geopolitico dobbiamo pensare a noi stessi, alle nostre famiglie e se avanza un po’ di energia alla nostra città per preservarla dalla demagogia e dagli estremismi. No lite tanto per litigare. La democrazia è un valore assoluto, dobbiamo preservarla. Le elezioni ci sono state ed il popolo ha scelto. Accettate.

Qualcuno da anni fa il conto alla rovescia per la caduta della attuale maggioranza. Fate qualcosa per la città. Presto tutti avranno occasione,
modo e obiettivo per presentare le proprie proposte elettorali. Sarà bene avere alternative tra le quali poter scegliere. Perché litigare adesso. Mi ricordo il mio amico Renzo Salvatori chiedermi cosa fare della energia, dopo le ultime elezioni, degli 800 candidati esclusi. Credo sia sbagliato presentarsi senza una vera motivazione pro-Viterbo. Non ditemi cosa pensate, ditemi cosa avete fatto. A proposito: quegli 800 che non sono entrati, cosa hanno fatto per Viterbo dal giorno delle elezioni a parte criticare? Credo sia inutile litigare ad oltranza. Credo che la mia gente sia nobile, fiera e capace anche se a volte perde la bussola. La sera del tre siamo tutti di un sentimento. Proviamo a restarci?

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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