La maggioranza Michelini e la "sindrome da ultima cena"
ultima cena
Gli Stati Generali La Fune
Alla maggioranza di Leonardo Michelini manca quella serenità interna che rende possibile progettare e costruire, senza perdere tempo in attriti, tensioni, contrapposizioni. Insomma la squadra che amministra la città è affetta da "sindrome da ultima cena". Dove il sindaco non può mai sapere se ci sarà un domani, anche se i bene informati dicono che ci sarà anche fino al 2018.

I bene informati, quelli che sanno un sacco di cose, dicono che la maggioranza di Leonardo Michelini reggerà. Rimarrà su, nonostante tutto, sicuramente ancora per un anno ma probabilmente arriverà a mangiare il panettone del 2017 e quindi abbastanza a lungo da vedere l’alba del maggio 2018.

Se questa è la prospettiva politica di lungo periodo, almeno stando alle analisi dei bene informati osservatori delle vicende politiche locali, è comunque evidente che il gruppo non gode di buona salute. E’ praticamente affetto da quella che potremmo definire “sindrome da ultima cena”. Con il sindaco che ogni sera non può essere davvero certo al cento per cento che ci sarà un domani e che si potrà costruire in pace e tranquillità qualcosa per Viterbo e che nessuno “tradirà”.

Le fibrillazioni della maggioranza sono all’ordine del giorno in ogni consiglio comunale. Sono forse il primo punto all’ordine del giorno. A tal punto che l’attenzione dei media locali alla vigilia delle sedute è su un dato: hanno o non hanno il numero legale?

Ormai è tradizione non averlo al primo appello, per poi cominciare un’ora dopo con il secondo. E’ accaduto anche questa settimana. E una volta aperto il sipario può accadere davvero di tutto, persino che il primo cittadino o i suoi assessori portino in sala cose di cui la stessa maggioranza ignora l’esistenza. All’ultimo consiglio l’effetto sorpresa si è avuto con la graduatoria per l’assegnazione degli alloggi.

Ma può anche capitare che i consiglieri, di minoranza ma anche di maggioranza, si rechino in commissione per incontrare i genitori degli alunni per la questione “aumento tariffario mense scolastiche” e venire a sapere che sono assenti perché convocati dall’assessore Delli Iaconi a un altro incontro parallelo.

Tutti fatti che non fanno certo bene alla solidità. E in questo clima di “sospetto” reciproco, di sfiducia, di tutti contro tutti diventa poco credibile che agli attuali amministratori sia possibile lavorare in maniera ordinata e serena allo sviluppo e alla risoluzione dei problemi della città. Chi ha problemi per sé difficilmente può pensare di risolvere quelli degli altri. Buon appetito.

 

 

Fotomontaggio: idea Roberto Pomi, realizzazione grafica Luca Appia

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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