La Macchina di Santa Rosa al centro di un progetto culturale: memoria, immagini e comunità
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Dal 1° al 4 settembre, invece, il Teatro San Leonardo diventerà sala cinematografica gratuita con proiezioni dedicate ai trasporti della Macchina.

VITERBO – La Macchina di Santa Rosa, oltre a essere cuore pulsante della tradizione viterbese, è patrimonio vivo che continua a generare cultura, riflessione e appartenenza. In occasione della festa del 3 settembre, il Teatro San Leonardo (Associazione Persistenze) lancia un progetto che intreccia memoria, immaginario visivo e partecipazione collettiva, con un calendario di eventi che andrà dal 29 agosto al 15 settembre.

Il percorso prende le mosse da una mostra fotografica, realizzata in collaborazione con la scuola di fotografia Click!: un archivio per immagini che ricostruisce l’evoluzione della Macchina, testimoniando come negli anni si sia trasformata non solo esteticamente, ma anche come simbolo civico e comunitario.

Dal 1° al 4 settembre, invece, il Teatro San Leonardo diventerà sala cinematografica gratuita con proiezioni dedicate ai trasporti della Macchina: filmati che raccontano la potenza visiva ed emotiva di un rito che da secoli affascina cittadini e visitatori. A completare il progetto, una tavola rotonda scientifica (data in via di definizione) con studiosi e autori, che si concentrerà sul culto di Santa Rosa attraverso due opere chiave del Centro Studi Santa Rosa: Una nuova Santa Rosa, il recupero del culto tra il 400 e il 500 e Un monastero, una città. Santa Rosa e Viterbo nel XVII secolo.

Il progetto, spiegano gli organizzatori, nasce per rendere accessibile a pubblici diversi, dagli studiosi ai turisti, dai giovani alle famiglie, un’esperienza culturale che rispetta i principi UNESCO, capaci di unire linguaggi contemporanei e tradizione. Non a caso, la Macchina è stata riconosciuta nel 2013 come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, all’interno del circuito delle “feste delle grandi macchine a spalla”.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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