
Il 2 novembre saranno 50 anni esatti dalla morte di Pier Paolo Pasolini. Intellettuale di elevata statura del Novecento e intimamente connesso con il Viterbese, dove abitò nella casa presso la torre di Chia.
Pasolini già nei primi anni Settanta intuì l’esigenza della difesa del territorio di Tuscia. Due sono gli atti significativi in questa direzione. Il primo ha a che fare con Orte, che rese protagonista di un’intervista televisiva resa in un cortometraggio per Rai di una quindicina di minuti: ‘Orte. La forma della città’, un film di Pier Paolo Pasolini e Paolo Brunatto, di Roberto Chiesi (1973).
La rubrica si intitolava Io e…, ed era dedicata a un monumento o a un’opera d’arte di cui un intellettuale denunciava la sopravvivenza minacciata. Pasolini scelse La forma di Orte. E denunciò gli oltraggi edilizi inflitti a questo luogo della Teverina un tempo frugalmente ma nobilmente compatto nella sua pensilità rupestre: un campione dunque dell’ideale bellezza italiana secondo Pasolini, povero, genuino, assoluto, ai limiti del deserto e dell’arsione vulcanica.
Fin dalle prime inquadrature [quando Pasolini afferma: «Io ho scelto una città, la città di Orte […], ho scelto come tema la forma di una città, il profilo di una città. […] Io ho scelto un’inquadratura che prima faceva vedere soltanto la città di Orte nella sua perfezione stilistica, cioè come forma perfetta, assoluta, ed è più o meno l’inquadratura così; basta che io muova questo affare qui, nella macchina da presa, ed ecco che la forma della città, il profilo della città, la massa architettonica della città, è incrinata, è rovinata, è deturpata da qualcosa di estraneo, che è quella casa che si vede là a sinistra. La vedi?» appare evidente l’intento di denuncia di Pasolini contro la rovina della bellezza e dei paesaggi.
A Chia Pasolini si fa promotore del concorso ‘Case di Chia nel verde’ (1974), che prevedeva premi in denaro per incentivare e spingere gli abitanti ad abbellire il borgo riempiendolo di lecci, allori, ulivi. Fu lui stesso, di sua mano, a scriverne il bando.
Un intellettuale che aveva chiari cinquanta anni fa temi così cruciali per il futuro dell’Umanità che ancora oggi si fatica a comprendere davvero, come la difesa del paesaggio e della natura.


















