La lettera che ha scritto Leonardo Michelini dopo i fatti di Dacca
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La lettera che ha scritto Leonardo Michelini dopo i fatti di Dacca durante i quali è morta la viterbese Nadia Benedetti.

La lettera che ha scritto nei giorni scorsi Leonardo Michelini dopo i fatti di Dacca durante i quali è morta la viterbese Nadia Benedetti.

Dopo ore di angoscia, è con dolore che apprendiamo della terribile morte della nostra concittadina Nadia Benedetti. Nadia, figlia di una famiglia d’imprenditori che hanno sempre portato Viterbo nel mondo, era in Bangladesh che faceva valere le sue competenze e la sua professionalità nel settore tessile, un settore che conosceva fin da bambina.

Una donna coraggiosa che aveva deciso di lavorare in un paese straniero, lontana dalla sua terra alla quale era molto legata, come confermato dal fatto che era seduta al tavolo con i suoi connazionali quando i terroristi sono piombati nel ristorante. Con Nadia, vittima della stessa brutalità, anche Adele Puglisi, siciliana innamorata di Viterbo di cui apprezzava la tipicità architettonica e nella quale aveva trovato alcuni tra i suoi più grandi amici. Entrambe sarebbero dovute rientrare in Italia stasera.

In un colloquio telefonico col fratello Paolo, che già conoscevo, ho espresso, con grande emozione e per conto dell’intera città, la partecipazione a questa tragedia che ha improvvisamente colpito tutta la sua famiglia. Quando l’orrore ci tocca così da vicino è sempre difficile mantenere la lucidità, ma a questa furia inumana non possiamo che reagire esportando sempre più libertà e sentimenti di eguaglianza. La barbarie dell’estremismo islamico non deve unire nella paura, ma nella forza e nella volontà di sconfiggere tanta ferocia con un bagaglio di valori condivisi e ispirati a un’idea di civiltà diversa.

Per vincere contro questi attacchi alla democrazia e alla libertà, abbiamo il dovere di continuare a vivere la nostra vita quotidiana non come fossimo in trincea, ma come donne e uomini liberi in terra di pace. Non possiamo e non dobbiamo sentirci sconfitti e spaventati, ma orgogliosi della nostra tradizione di solidarietà, integrazione e condivisione. Spesso le parole sono solo frastuono, per questo – pur esprimendone alcune piene di cordoglio e vicinanza alla famiglia Benedetti a nome di tutti i viterbesi – l’Amministrazione proclamerà nei prossimi giorni il lutto cittadino e un minuto di silenzio per Nadia e le altre vittime di questo folle gesto.

 

Il sindaco di Viterbo
Leonardo Michelini

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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