La leggendaria tomba del brigante Tiburzi, metà dentro e metà fuori dal cimitero di Capalbio
tiburzi
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La sua tomba è un'antica colonna romana, la stessa dove una volta morto il brigante venne legato e fotografato. 

Alla fine di ottobre del 1896 tirava il suo ultimo respiro Domenico Tiburzi, più noto come “Domenichino”. Professione brigante, nato sotto lo Stato Pontificio e morto sotto il Regno d’Italia. Una vita a cavallo la sua, non solo tra gli Stati. Nato a Cellere ha finito i suoi giorni a Capalbio, in quella Maremma che ha tanto amato e che con i suoi boschi e la sua natura selvaggia l’ha riparato in tante occasioni.

Tiburzi era in realtà tanto amato dal popolo quanto odiato dal potere di turno. Brigante sì, autore di tante nefandezze sì ma anche un po’ una sorta di Robin Hood nostrano. La storia leggendaria della sua tomba incarna bene tutto questo. Alla sua morte infatti pare che il parroco si fosse rifiutato di farlo seppellire nel cimitero, ritenendolo un criminale senza Dio. Ma di altro avviso sarebbe stata la popolazione, che aveva visto in Tiburzi un paladino della povera gente contro le angherie dei grandi proprietari terrieri.

La disputa così si risolse con un compromesso: il corpo di Tiburzi venne seppellito al confine: metà dentro e metà fuori dal cimitero. Poi il piccolo cimitero di Capalbio è stato ingrandito e ora “quel diavolaccio di Maremma” è tutto nel camposanto. La sua tomba è un’antica colonna romana, la stessa dove una volta morto il brigante venne legato e fotografato.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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