

VITERBO – Il Viterbese si prepara a vivere un Natale particolare, caratterizzato dalla “guerra fredda” dei Christmas Village. La deflagrazione del sistema del primo villaggio natalizio del capoluogo, che di fatto teneva tutte le forze insieme, la scelta di interessare i giudici del tribunale a prendere decisioni su strutture, soldi e altro ha finito per determinare la nascita di due soggetti: il Christmas di Viterbo e quello di Sutri.
Ognuno a casa loro e pace fatta? Troppo semplice. In queste settimane si combatte una vera e propria “guerra fredda” tra il capoluogo e Sutri. Non dichiarata, naturalmente. Così proprio come, da definizione, funziona la guerra fredda. Si competerà su un paio di cose molto chiare: i numeri e la percezione.
I primi sono cosa scientifica, la seconda è figlia della moderna arte della guerra: l’arte del comunicare. Per vincere sui primi è fondamentale la seconda. E qui Sutri ha un vantaggio, anzi due. Un bel paio di Lao Tzu: Vittorio Sgarbi e Filippo Rossi. Ci domandiamo chi ci sia nella cabina di regia del capoluogo invece, perché al momento – nonostante le chiamate – non vediamo nessuno.
E la guerra dei village non è roba da poco, non è semplice contenzioso privato. E’ il rischio di un ulteriore smacco per il capoluogo. Se Viterbo dovesse perdere sul fronte dei numeri e della percezione (su questo secondo versante la città dei papi è già su una buona strada) sarebbe uno smacco enorme e la certificazione che le scelte, le mosse, dell’amministrazione di Giovanni Arena sono state sbagliate e dannose per Viterbo. Se alla fine Sutri dovesse mandare in crisi il Natale viterbese, e la questione sarà misurabile, è logico ipotizzare un “processo” dell’opinione pubblica e dunque dei media alla classe dirigente politica del capoluogo.
Il primo weekend ha già parlato chiaro, molto. Ognuno si faccia la sua idea, visiti i villaggi natalizi. Chiunque volesse esprimere un pensiero, condividere un’analisi o segnalare qualcosa può farlo scrivendo a info@lafune.eu o contattandoci sulle pagine social de La Fune.

















