
“La protesta del comparto del latte ovino si sta allargando a macchia d’olio”. E’ il monito che lancia Sergio Ricotta, presidente di Confagricoltura Lazio.
Del resto è noto come da anni anche Coldiretti denunci il prezzo con cui gli allevatori laziali sono costretti a vendere il latte. Ma se fino ad adesso si parlava solo di latte bovino, ora la protesta rischia di allargarsi anche al comparto degli ovini. “Chiediamo alla Regione la convocazione immediata di un ‘tavolo di crisi’ per poter avviare un percorso condiviso e concreto – dice Ricotta -. Si è instaurato un meccanismo perverso, che gli allevatori pagano in prima persona poiché il prezzo pagato non copre nemmeno i costi di produzione del latte”.
Tira aria di malcontento già da diversi anni ma allo stato attuale la situazione non è cambiata più di tanto, non a caso il prezzo del latte bovino si aggira intorno ai 0,38 centesimi al litro. Un guadagno giudicato insufficiente dagli allevatori laziali, sopratutto a fronte del prezzo con cui si presenta tra gli scaffali del supermercato. Una cifra che, secondo Coldiretti, rappresenta esattamente il quadruplo di quanto gli allevatori percepiscono per ogni litro latte venduto: parte dalle stalle a 0,38 centesimi e finisce sugli scaffali a circa 1,7 euro al litro.
A settembre sulla questione era intervenuto il presidente di Coldiretti Lazio David Granieri. “La situazione nel settore latteario-caseario è sempre più critica – ammette – Il prezzo praticato dalle industrie che raccolgono il latte vaccino laziale è ben al di sotto dei costi di produzione, con conseguenze disastrose per gli allevatori che comunque, per forza, devono ogni giorno consegnare il latte munto trattandosi di un alimento altamente deperibile”. Granieri era intervenuto a fronte dell’esito fallimentare della trattativa condotta con la Fattoria Latte Sano. Questa aveva concesso un “aumento di 1 centesimo per 3 mesi” che il presidente di Coldiretti non aveva tardato a definire “ minimo, irrisorio, per un periodo molto limitato, che non consente ai produttori neanche di arrivare a coprire i costi di produzione.”
Teoricamente la legge starebbe dalla parte degli allevatori. Ne è convinto il direttore di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu, in particolare l’articolo 62 della legge 1 del 2012 ”vieta qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio, qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione.”
Ma i problemi erano iniziati già qualche anno fa: “speriamo che non ci sia motivo di andare ancora in piazza quest’anno, ma se non avremmo rassicurazioni certe scenderemo in piazza uniti con tutti gli allevatori la notte di natale” aveva affermato il presidente di Coldiretti Viterbo Mauro Pacifici. Era il 22 dicembre 2015, a pochi giorni dal natale Coldiretti Viterbo protestava contro i “0,34 centesimi a litro” con cui gli allevatori erano costretti a vendere il latte bovino.
Ad oggi il prezzo è salito di circa 0,4 centesimi, una conquista che gli allevatori laziali non considerano affatto soddisfacente. Per questo le polemiche non sembrano destinate a placarsi e ad avvelenare il clima c’è anche l’immobilismo della politica rispetto ai problemi legati alla presenza dei lupi tra i pascoli, problemi che spingono i pastori della Tuscia sull’orlo dell’esasperazione.


















