La geotermia alle porte della Tuscia. Internazionale racconta la storia di Latera e del sogno di farne un paradiso tropicale
Latera
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La geotermia alle porte della Tuscia. In questi giorni 'Internazionale' ha pubblicato un servizio che merita attenzione a firma del giornalista Angelo Mastrandrea. Con tanti passaggi interessanti e storie del passato che hanno a che fare con la Tuscia.

La geotermia alle porte della Tuscia. In questi giorni ‘Internazionale’ ha pubblicato un servizio che merita attenzione a firma del giornalista Angelo Mastrandrea.

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Si parla di questa potenziale “manna” che viene dalle viscere della terra. Lo si fa raccontando vecchie storie, che passano per il territorio di Latera. Quindi proprio nel Viterbese. Mastrandrea racconta la storia di Roberto Minervini e del suo sogno: creare un piccolo paradiso tropicale nell’Alta Tuscia.

Questo paradiso doveva essere figlio della centrale geotermica di Latera. Proprio qui negli anni Novanta l’Enel stava per aprire una centrale geotermica, figlia di un progetto pilota in joint venture con l’Agip risalente a vent’anni prima. Si trattava di una centrale che avrebbe usato una tecnologia a “ciclo binario”, vale a dire che i fluidi sarebbero stati reimmessi sottoterra dopo averli estratti a grande profondità e averne utilizzato il calore.

Nel suo articolo Mastrandrea lo descrive nel dettaglio: “Provincia, comune e comunità montana avevano costituito un consorzio che, grazie a un finanziamento europeo di 4,5 miliardi delle vecchie lire, aveva costruito 31mila metri quadri di serre che avrebbero dovuto essere riscaldate con i vapori estratti dal sottosuolo vulcanico. Minervini, con alcuni soci in cooperativa, ne aveva presi in affitto cinquemila, con l’idea di mettere in piedi un allevamento di pesci destinati agli acquari e un vivaio di piante ornamentali. “Il progetto era tutto mio, puntavo al 10 per cento del mercato e a regime avrei impiegato almeno quindici persone”, mi aveva raccontato poco prima di Natale passeggiando tra le rovine del suo gioiellino, del quale rimane solo una vasca colma di acqua piovana nella quale sopravvivono alcune carpe giapponesi. “Era uno spettacolo a vedersi”, mi aveva detto allargando le braccia”.

La centrale chiuse i battenti subito dopo essere andata in funzione, quando “si accorsero che non riuscivano a rispedire i gas nel sottosuolo”. Li dispersero nell’atmosfera e la puzza si sentì fino a Montefiascone, all’altro capo del lago di Bolsena, scatenando le proteste dei cittadini. Alla fine di marzo del 2002 l’Enel decise di fermare tutto perché “i costi per adeguarla erano eccessivi e non giustificavano il suo mantenimento operativo”.

Oggi ci riprovano a Castel Giorgio, al confine della Tuscia. “Nel piccolo comune umbro di Castel Giorgio, che si fregia del titolo di “capitale europea del football americano” per via del primo impianto realizzato in Italia per questo sport, sono convinti che il permesso per i nuovi pozzi sia un frutto avvelenato del decreto Scajola, che ha dichiarato “di pubblico interesse e di pubblica utilità” la geotermia a “media entalpia”, scavalcando le amministrazioni locali, e ha liberalizzato le concessioni, causando una moltiplicazione di richieste: 31 permessi sono stati assegnati nella sola Toscana, mentre nel Lazio se ne contano 25”, continua l’articolo.

La verità è che l’idea di costruire un impianto per estrarre il calore dal sottosuolo a Castel Giorgio piace davvero a pochi, eppure va avanti. Poi l’Internazionale racconta quanto sta accadendo sull’Amiata. Un servizio da non perdere.

 

Foto: l’idrobiologo Roberto Minervini nella centrale di Latera, ottobre 2016. (Simona Pampallona per Internazionale).

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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