La Fune ricorda il 76° anniversario dell'eccidio delle Fosse Ardeatine

VITERBO – In mancanza delle commemorazioni ufficiali, annullate a causa dell’ emergenza Covid-19, il nostro giornale ricorda le 335 vittime della violenza e della follia nazista.
VITERBO – La condizione drammatica in cui versa il Nostro Paese in queste ore ci impone la responsabilità di sospendere le commemorazioni ufficiali che ogni anno ricordano i caduti delle Fosse Ardeatine.
La redazione de La Fune sente il dovere di commemorare i 335 civili e militari italiani che, il 24 marzo 1944, furono fucilati dai nazisti come rappresaglia per l’attentato partigiano in Via Rasella.
Sono solo poche righe. Ma ci tenevamo tanto a non lasciar passare inosservata questa data. Abbiamo l’obbligo morale di ricordare perché, come scriveva Primo Levi: “Chi dimentica il passato è destinato a ripeterlo. Chi resta indifferente al presente è destinato a perdere sé stesso”.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti mediante microtelecamere collegate al nervo ottico. Si va verso un uomo sempre più cibernetico? Fino all’estremo: perché per ora l’unico organi insostituibile appare il cervello… dove si formano i nostri pensieri e conserviamo il senso della nostra identità…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

















