La Fune rapisce Viterboh e li intervista in esclusiva
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VITERBO - Li abbiamo incastrati al Borgo di Bagnaia, che per l'occasione sono diventati il Bo(h)rgo e Ba(h)gnaia. Trentotto minuti e dodici secondi di faccia a faccia da cui non ci riprenderemo più. Godeteveli. 

Era una notte buia e tempestosa … Ci verrebbe di iniziare tutto così. Questa è la storia di un’intervista, fatta al lazzo. Abbiamo detto “al lazzo”, leggete bene. Dentro La Fune il gruppo di Viterboh, geniali trentenni viterbesi. Qualcuno sfiorisce sui quaranta, altri abbassano la media verso i venti. Alcuni eccedono di pansa, altri di capelli. Una storia di eccessi e compensazioni, come tutte le storie che si rispettino.

7205 “mi piace” su Facebook, con il primo post pubblicato il 30 maggio. Un fenomeno mediatico locale, nato per raccontare – come loro stessi dichiarano – “la città che non ti spieghi”. 

Daniele Ercolani è l’uomo d’ordine. Gli altri quelli che tritano le idee. Le producono per gemmazione e poi le recitano. Da Maurizio Mercuri a Giovanni Locombi, passando per Paolo Cappelli e approdando fino a Maurice Flee. “Intorno a questo gruppo gravitano anche altri”, ci tengono a dire. Ma alla domanda: “Chi sarebbero”. La risposta non poteva che essere una: “boh”. 

Li abbiamo incastrati al Borgo di Bagnaia, che per l’occasione sono diventati il Bo(h)rgo e Ba(h)gnaia. Trentotto minuti e dodici secondi di faccia a faccia da cui non ci riprenderemo più. Godeteveli. 

 

Come nasce Viterboh?

“Nasce da Paolo Cappelli, noto puntiglioso di Viterbo, che da tempo ha iniziato a chiedere video sul capoluogo a Sbob Tv. Così abbiamo iniziato a ragionare su una cosa diversa. Un’idea tira l’altra e alla fine, in realtà all’inizio, abbiamo tirato fuori Viterboh”.

Il nome contiene già un messaggio? Avete fatto una riflessione sulla città e siete giunti alla conclusione che è il luogo del niente, che non ha mai una posizione netta?

“Questa è la città delle cose che non si spiegano. Era tutto già fatto, noi ci abbiamo messo l’h”.

Ma nutrite una speranza oppure siete rassegnati?

“No, non siamo rassegnati. Noi diamo proprio le risposte a tante cose che non si spiegano. Cerchiamo di trovare le risposte. Ad esempio il teletrasporto è l’unica cosa che possa spiegare la pista rossa che unisce la zona terme a Porta Faul. A un certo punto finisce nel niente proprio perché c’è il teletrasporto e noi nel video lo facciamo vedere. Poi si scatena il dibattito. 

Per esempio su Santa Barbara pensavamo di avere esagerato ma ci sono arrivati racconti oltre. Uno ci ha scritto che non riusciva più a uscire dal quartiere e si è fermato a cena. Tanti ci hanno confessato di muoversi per Santa Barbara con il navigatore. Anche noi spesso ci vediamo lì ed è un caos vero”.

Qual è l’obiettivo?

“Divertirci. Queste cose funzionano se la prendi a ridere. Cerchiamo di sdrammatizzare le cose drammatiche ma anche stimolare una coscienza. Spesso i problemi, prima ancora che nella politica, stanno nelle azioni e nei pensieri della gente. Facciamo attenzione a non andare in polemica con la politica che amministra. Speriamo che i nostri video possano sollecitare soluzioni. Con quello della monnezza abbiamo acceso l’attenzione di Viterbo CleanUp che ha scritto che andranno a pulire questo fine settimana. E’ un risultato”.

Siete stati individuati come una speranza da parte di qualcuno?

“Sì, tanti vedono in questa pagina uno strumento che può accendere l’attenzione. Ci scrivono di andare nel loro quartiere per raccontare diverse cose che non vanno. A Santa Barbara ci guardano come salvatori”. 

Che città è Viterbo?

“Potrebbe essere meravigliosa. Noi vogliamo raccontare una città meravigliosa, dove succedono cose meravigliose. Elogiamo le cose che raccontiamo. Ci viene in mente De Andrè “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fiori”. Qui c’è tanta gente valida e ci sono le potenzialità. I nostri video uniscono la gente, creano entusiasmo. Questo luogo è sospeso nel cambiamento, tutti hanno perso la speranza ma sono in attesa di un cambiamento”.

Qual è la cosa peggiore che c’è a Viterbo?

“Quella che non abbiamo ancora trattato”.

La cosa più bella di Viterbo?

“La Macchina di Santa Rosa (litigano per prendersi i meriti della risposta n.d.r). La cosa migliore è Viterbo stessa. Ci piace, ci piacciono i viterbesi. Anche i limiti che ci sono. Ci piacciono le contraddizioni, le assurdità. Ci sono cose affascinanti, anche l’idea di chiudere i locali all’una lo è. Questo capoluogo fa un passo avanti e tre indietro. Se ne vedono di tutti i colori e ogni decisione presa fa incavolare alla fine tutti e uno si chiede: ma perché hanno fatto questa cosa? La risposta è solo una: boh!”.

Come evolverà tutto?

“Con un’app che permetterà di geolocalizzare “il boh”. Vedi una cosa che non ti spieghi? La fotografi e a noi arriva”.

Quanta politica c’è nei vostri video?

“Beh, si prende per il culo tutti. In maniera democratica”.

Avete dei fan particolari?

“Ci piace leggere i commenti. Diciamo che abbiamo pochi “odiatori”. Questo ci ha deluso, pensavamo meglio. Se continua così ci scriveremo da soli commenti cattivi. Qualcuno si chiede chi c’è dietro Viterboh”.

Chi c’è dietro Viterboh?

“Speriamo nessuno”.

Che spirito ha Viterboh?

“Goliardico. La buttiamo a ridere, per non piangere. Alla fine è un grande gioco. Visto che la fama non ci sfama cerchiamo di fare il massimo del lavoro col minimo dello sforzo. Ogni video ci costa mezza giornata, o almeno dovrebbe. Poi non è mai così. Il video di Santa Barbara è stato un inferno, possiamo farci un film con quel girato. Anziché giocare a calcetto facciamo di questo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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