La forza di un lenzuolo steso
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A gente così, che tiene vivo il paese con la concretezza della vita quotidiana, andrebbe dato un premio ogni giorno.

INSIDE – Sono le undici del mattino e cammino per i vicoli di Grotte di Castro. Qui, sulle colline che guardano il lago di Bolsena, la Tuscia settentrionale ti entra dentro con i suoi ritmi lenti. Sto facendo due passi e mi fermo, come sempre, a guardare in alto. Vedo i panni stesi tra due finestre. Non è solo bucato. È vita, è la firma tangibile di una famiglia che abita questo luogo.

Riconosco lo stile: è la zona di Annalisa. Annalisa è una forza della natura, mamma di Celeste e Mattia, compagna di Giorgio, una vera campionessa nell’ottimizzazione degli spazi, capace di far incastrare tutto, dai vestiti dei ragazzi agli impegni della giornata. Guardo quei panni e sento il calore del sole di oggi. Il profumo che emanano è pulito, silenzioso.

È un profumo che trovi solo qui, nei piccoli borghi dove l’aria non è viziata. Annalisa ha messo “entro le strisce” anche il sole, che stamattina illumina il bucato quasi fosse uno spot cinematografico. Noi che abitiamo qui non sappiamo che farcene dell’asciugatrice. Abbiamo il sole a spot, il silenzio che ti cura la testa e l’odore della vita fatta di gesti semplici, autentici. A differenza di chi abita in città, noi questo lusso ce l’abbiamo. È vero, voi in città avete tutti i servizi sotto casa, ma per noi ogni cosa è una conquista.

Spesso, per raggiungere un ufficio o un servizio, dobbiamo prendere l’auto e fare chilometri. Per questo, diciamocelo chiaramente, ci stiamo attrezzando direttamente con Gesù per qualche miracolo. Perché un piccolo borgo senza servizi fondamentali si svuota, e noi non vogliamo che i piccoli borghi della Tuscia, come Grotte, non diventino dei paesi fantasma. Ma poi guardo di nuovo quel lenzuolo verde che sventola, steso alla perfezione da Annalisa. C’è chi, come lei e la sua famiglia, resiste. Mette radici. Crea comunità. A gente così, che tiene vivo il paese con la concretezza della vita quotidiana, andrebbe dato un premio ogni giorno.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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