La figlia di Aldo Moro a Viterbo per il Capitolo delle Alcantarine
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Si è concluso sabato, all’interno del Santuario di Santa Rosa a Viterbo, il Capitolo Generale della Misericordia delle Suore Francescane Alcantarine, custodi dell’intero complesso monastico.

Si è concluso sabato, all’interno del Santuario di Santa Rosa a Viterbo, il Capitolo Generale della Misericordia delle Suore Francescane Alcantarine, custodi dell’intero complesso monastico.

Un momento importante per la loro comunità che ha visto convergere a Viterbo oltre 200 suore, provenienti da tutta Italia, per una giornata di preghiera. Momento conclusivo è stato l’incontro nel pomeriggio con Agnese Moro, figlia del grande statista assassinato dalle Brigate Rosse, e Adriana Faranda, brigatista rossa dissociatasi del movimento verso la fine degli anni 80.

C’era molta attesa per questo incontro così particolare e la domanda che ci si poneva era: Fin dove può arrivare il perdono, se una figlia riesce a perdonare uno dei carnefici del padre. Alle 15.30, Agnese Moro e Adriana Faranda sono entrate nella chiesa di Santa Rosa, accompagnate dalla Madre Generale delle Suore Francescane Alcantarine. La madre generale nel presentare le due ospiti ha evidenziato come le due ora sono amiche.

Ha iniziato la conversazione Agnese Moro, prima raccontando delle difficoltà di far accettare questa amicizia alla sua famiglia, difficoltà ora completamente superate, poi il racconto dell’incontro. All’incontro si è arrivati gradualmente, tra lei e quelli che le avevano fatto tanto male privandola del padre. A questo confronto, si è arrivati grazie alla mediazione fra gli altri del Padre Gesuita Guido Bertagna.

Da questa esperienza, oltre all’amicizia tra le due donne ne è derivato anche un libro, scritto a quattro mani. “Il libro dell’incontro”, in cui emerge il prinipio che “ solo cercando insieme la giustizia, la si può almeno un poco avvicinare”. Da qui è cominciata la strada verso un perdono laico, una cosciente presa di posizione, ha precisato Agnese Moro, che si può prendere solo dopo aver realmente sofferto e aver capito che aver vissuto senza perdono ha lasciato segni evidenti anche nelle persone che ci stanno intorno, quelle che si amano di più. La memoria, conclude, è ritrovare momenti di vita di chi non c’è più. Se ciò accade, significa che il perdono ha spezzato le catene di un odio perdurante. Io voglio aspirare a essere una ex vittima. Io amerò per sempre mio padre, ma voglio andare avanti”.

Poi parla Adriana Faranda: “Io credo che l’odio irrisolto e la violenza non possano partorire un mondo più giusto, un mondo migliore. Il bilancio è estremamente amaro”. La Faranda parla soprattutto dell’incontro con i familiari dello statista ucciso dalle Br: “sono momenti difficili, sai che è impossibile mettere rimedio a ciò che è stato fatto. Rispetto il dolore dei familiari di chi è stato ucciso in quegli anni terribili” ha precisato. E ha spiegato che l’incontro con Agnese Moro, figlia dello statista dc, è stato “emozionante e difficile dal punto vista emotivo. Sono momenti intensi in cui c’è timore, perché sei davanti a una persona che sai di aver ferito in maniera irrimediabile”. “Ho sempre il dubbio— ha aggiunto Adriana Faranda — di non aver fatto abbastanza per evitare la condanna a morte di Moro. Avrei dovuto forse uscire immediatamente dalle Br. Credo di aver usato tutti gli argomenti possibili per fare una battaglia politica all’interno: per esempio dicendo che Moro era indifeso, che non era più l’uomo politico che avevamo sequestrato perché era ormai una persona lasciata sola dai suoi compagni di partito che si rivelava in tutta la sua umanità. Nel momento in cui sono uscita dalla lotta armata mi sono sentita una donna veramente libera”.

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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