La cronaca nera del Trasporto; il terribile 1814 e i tanti lutti del 1801
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Una tradizione secolare quella del Trasporto, che si è intrecciata negli anni con centinaia di migliaia di vite ed è passata anche per incidenti, alcuni davvero drammatici. Spesso però il peggio venne evitato, forse per miracolo.

All’altezza di Palazzo Bussi, a metà Corso, i facchini stremati per la mancata distribuzione dei pesi non riuscirono più a tenere in piedi la Macchina. Cercarono di resistere, fino allo stremo delle forze, per permettere alle persone di allontanarsi. Poi il crollo. Alcuni cavalieri di Rosa rimasero uccisi, altri gravemente feriti. Non se ne conosce il numero esatto. Quel trasporto fu particolarmente sfortunato. Era il 5 settembre del 1814. Il 3 non era stato possibile far partire la Macchina per assenza del delegato apostolico, il 4 la pioggia dettò il rinvio. La sera del 5 settembre, un comando errato al momento della “mossa” fece cadere all’indietro la mole, uccidendo due facchini e distruggendo la tettoia che la custodiva a San Sisto. La situazione fu ripresa in mano ma il peggio tornò a mostrare il suo volto a metà del tragitto. In quell’occasione fu innalzato un aerostato e illuminata la torre del Palazzo del Comune.

Pochi anni prima un altro trasporto nero. Correva il 3 settembre 1801, all’altezza di piazza Fontana Grande la folla va fuori controllo intorno alla Macchina. La calca e il calpestio del fuggi fuggi fa 33 vittime. A innescare il tutto uno scippo, subito da una donna, tale Sensi di Grotte Santo Stefano, che inizia a urlare. La gente non capisce cosa sta accadendo e inizia a scappare, il panico si diffonde fino al punto che la massa spaventata finisce per travolgere anche la processione che accompagna il Trasporto. I facchini, con sforzo eroico, si fermarono attendendo lo sgombero della via, tenendo inchiodata alle spalle la Macchina per mezz’ora all’altezza di palazzo Fani. Poi proseguirono il tragitto ma la struttura danneggiata prese fuoco in piazza delle Erbe e fu abbandonata in fiamme.

Nella storia del Trasporto si registrano altri incidenti minori. Nel 1758 la Macchina cadde alla “mossa”. Venne comunque rimessa in piedi per riprendere il cammino. Nel 1776 un’altra caduta a piazza del Plebiscito. Nel 1790 ancora una caduta alla “mossa”, con danneggiamenti importanti che non permisero di andare avanti. Bisogna scorrere fino al 1820 per trovare un nuovo incidente, questa volta la Macchina di Angelo Papini cadde davanti la chiesa di Sant’Egidio (sul Corso), causando la morte di un facchino.

Nel 1877 la Macchina, nel tratto tra le chiese di Santa Maria del Suffragio e di Sant’Egidio toccò una gronda e la fece cadere. Nel 1899 alla “mossa” cadde il cupolino, subito ripristinato alla meno peggio. In piazza del Comune presero fuoco i capelli della santa e con loro la statua stessa. La Macchina, nonostante tutto, riprese il cammino e raggiunse la meta. Bisogna arrivare in epoca più recente per trovare un altro incidente significativo. E’ il 3 settembre 1967 quando Volo d’Angeli di Giuseppe Zucchi si ferma in via Cavour. I facchini lamentano che la Macchina si avvitava su se stessa durante il trasporto, a causa della modifica apportata dal costruttore che aveva abolito le travi alla base. La Macchina rallentò la sua corsa, si fermò e sbandò verso destra colpendo la grondaia di Palazzo Gentili. Fu poggiata sui sostegni, puntellata e ancorata. Venne smontata lì. Un inizio traumatico per Volo d’Angeli, che venne portata per dodici anni consecutivi (fino al 1978) entrando nel cuore dei viterbesi.

Nella storia recente la tragedia è stata sfiorata due volte. In maniera più grave nel 1986, trenta anni fa, quando in cima alla salita di Santa Rosa, a pochi passi dal’arrivo, Armonia Celeste quasi crolla. Decisivo fu l’intervento di Nello Celestini, che strappò il microfono al costruttore Socrate Sensi e ridiede forza ai facchini che riuscirono a rialzare la Macchina e a salvare i loro compagni schiacciati dal peso della struttura. Nel 2007 invece un incidente si ebbe qualche giorno prima della partenza. Una tromba d’aria fece quasi crollare Ali di Luce. Fu rimessa in piedi e il Trasporto si svolse senza problemi.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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