La Crocifissione di Michelangelo racconta una storia più grande dell'attribuzione dell'opera
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L’attribuzione della Crocifissione a Michelangelo può essere considerata solo la ciliegina sulla torta che tutti ci auguriamo di poter gustare, ma non la torta stessa, che già c’è, che è buona di per sé.
Vittoria Colonna, una delle menti dell’ecclesia viterbiensis, ritratta da Del Piombo

Raccontare una storia, per recuperare la memoria e riaccendere la speranza sul futuro. Il tutto raccolto in una Crocifissione dipinta su una tavoletta di legno la cui ipotesi di attribuzione a Michelangelo potrebbe fungere da detonatore mediatico. Ma Michelangelo o no, quel che è interessante di quella Crocifissione, conservata al Museo del Duomo e la cui genesi è tornata recentemente d’attualità, non è solo la mano che l’ha realizzata, ma la storia che racconta. Una storia, dimenticata, di un valore inestimabile non solo per Viterbo, ma per l’Europa e per il mondo intero.

La Crocifissione, il cui legame a Michelangelo sembra ormai certo vista la lettera con cui Vittoria Colonna ringraziava il maestro (di cui abbiamo parlato qui), è l’occasione per raccontare la storia della Viterbo capitale europea del dialogo nel 16esimo secolo. All’epoca, tra l’inizio dello scisma Luterano-protestante (1517) e l’apertura del Concilio di Trento e l’inizio dell’Inquisizione romana (1542), Viterbo con il suo circolo culturale ecclesia viterbiensis tentava di far vincere il dialogo, quasi riuscendosi, tra Luterani e Cattolici. Prima dell’inizio della Controriforma, infatti, viterbesi riuscirono quasi nell’impresa con un accordo a Ratisbona poi rinnegato dal partito romano più radicale, che poi diede vita alle persecuzioni e alla cancellazione della memoria storica di quei momenti.

Questa è solo una parte infinitesimale di storia, che noi abbiamo già raccontato e che continueremo a fare anche con nuovi dettagli, ma che andrebbe ancor di più studiata, divulgata e imposta a livello mediatico. A recuperare e iniziare a rivivere questa storia ci sta provando l’associazione Egidio17 che, in vista del cinquecentenario dell’affissione delle tesi di Lutero nel 2017 quando tutto il mondo rivolgerà lo sguardo a Wittenberg (dove furono affisse le “tesi” che diedero il via alla Riforma Protestante), vuole tentare di attrarre un po’ di quell’attenzione anche a Viterbo. Ma servono in ordine, una presa di coscienza della grandezza di quei momenti, l’aiuto delle Istituzioni e una pianificazione a medio termine per la costruzione di una immagine internazionale legata a quei fatti. Motivo per cui abbiamo recentemente parlato della possibilità di portare La Crocifissione all’Expo di Milano, perché è un’opera che trasuda storia.

In tutto questo l’attribuzione della Crocifissione a Michelangelo (che sta procedendo lentamente verso una risposta definitiva grazie all’interessamento di alcune Istituzioni) può essere considerata solo la ciliegina sulla torta che tutti ci auguriamo di poter gustare, ma non la torta stessa, che già c’è, che è buona di per sé e che dovremmo finir di preparare insieme per poterla mangiare al momento giusto e con la giusta compagnia.

 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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