La crisi di Palazzo dei Priori diventa un'infezione su scala provinciale e pone una domanda importante: la coalizione di centrodestra esiste ancora nella Tuscia?
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VITERBO - Riusciranno a imporre a Fusco una virata, convertendolo a spirito di coalizione nei comuni della Tuscia al rinnovo, oppure prenderanno atto che è impossibile e in quel caso si comporteranno di conseguenza rompendo loro anche su Viterbo? Il fatto nuovo della crisi è il suo estendersi anche sulla dimensione provinciale. 

VITERBO – Troppi galli all’interno del pollaio di Palazzo dei Priori. Questo il flash con cui è possibile raffigurare in maniera plastica la crisi in Comune. Un sindaco che, per questioni caratteriali, è considerato troppo buono e la convinzione dei partiti di poter “ciurlare nel manico” per poter ottenere qualcosa traumatizzando e poi ricomponendo.

Ma questa volta la sensazione è che le barche siano state portate su delle secche davvero pericolose, dove per salvare “capre e cavoli”, qualcuno la faccia dovrà pur perderla. E la sensazione è che la “bomba vera” debba ancora esplodere. Gli “artificieri” nella giornata di ieri si sono messi al lavoro. Magari il silenzio li avrebbe aiutati, avrebbe agevolato il lavoro delle diplomazie, ma è tornato a tuonare. Un nuovo comunicato di Fratelli d’Italia getta tutte le colpe addosso alla Lega. 

E proprio Fratelli d’Italia è di fatto in questo momento il vero nocciolo della crisi. La lettura che facciamo, anche supportati da diverse indiscrezioni, è che sembrano trovarsi nella situazione del tipo: “O crepiamo qualcuno all’esterno o crepiamo noi”. Dove il verbo crepare non sta per “morire” ma per “esplodere”, “mandare in pezzi”. 

E ogni colpo nuovo, ogni comunicato fatto uscire, radicalizza sempre più questa situazione. Rendendo difficile normalizzare senza qualche ricaduta. Anche il mettere in discussione, sempre da parte dei Fratelli, il comportamento della Lega su tutto il livello provinciale aumenta la pressione nella pentola viterbese. 

Riusciranno a imporre a Fusco una virata, convertendolo a spirito di coalizione nei comuni della Tuscia al rinnovo, oppure prenderanno atto che è impossibile e in quel caso si comporteranno di conseguenza rompendo loro anche su Viterbo? Il fatto nuovo della crisi è il suo estendersi anche sulla dimensione provinciale. 

Ed è un passaggio importante, profondamente importante. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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