
Esattorie spa, la società in liquidazione che negli anni passati era incaricata della riscossione dei tributi per il Comune di Viterbo, dovrà versare 1 milione e 200 mila euro nelle casse di Palazzo dei Priori. Giunge così al termine l’annosa diatriba fra Comune e società iniziata nel 2013 e arrivata sui banchi della Corte dei Conti, che alla fine ha dato ragione proprio a Viterbo, che ora dovrà incassare l’indennizzo.
I giudici hanno infatti riconosciuto il grave danno erariale al Comune di Viterbo. “Risulta dimostrato – si legge nelle motivazioni della sentenza – che sussistono mancati riversamenti da parte dell’agente contabile, in relazione agli esercizi finanziari 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012 e 2013 per i servizi riscossione spontanea e coattiva Tarsu, riscossione coattiva Ic, Tosap e imposta comunale pubblicità, riscossione coattiva delle sanzioni amministrative. I mancati versamenti ammontano, coma da relazione del responsabile finanziario del comune di Viterbo, a 4.218.354 euro”.
Con l’indennizzo di un milione e 200 mila euro che arriverà al Comune, tutti i fondi mancanti verranno recuperati, visto che negli anni passati Esattorie spa aveva già fatto rientrare circa 3 milioni di euro attraverso una polizza fideiussoria, che era andata a sostituire il piano di rientro da otto rate con ipoteca sui beni immobili della società, che è diventata ben presto non attuabile.
Un momento di pura rivalsa anche per Giulio Marini, deputato di Forza Italia e all’epoca dei fatti sindaco di Viterbo, che finalmente oggi vede realizzato quanto affermato all’inizio di questa vicenda: il rientro di tutti i soldi dovuti alle casse comunali da Esattorie spa. “Tre anni fa, all’inizio del nuovo mandato, l’amministrazione Michelini si trovò davanti all’enorme problema dello sconvolgimento strutturale delle riscossioni comunali – ricorda Marini -. Allora si ricercarono immediatamente i colpevoli e purtroppo non si ebbe la freddezza di capire ed immedesimarsi in chi aveva governato il principio della crisi”.
“Non si cercò di unire gli intenti per combattere tutti insieme: comprendo l’inesperienza, ma i comportamenti ed i modi inquisitori a qualcuno all’epoca hanno fatto del male! Si pensò subito a trovare un Cristo da mettere sulla Croce ed invece colpo dopo colpo, nasce, avendo fiducia sia negli atti amministrativi sia nella giustizia, la soluzione ai problemi”.
Ora lo stesso Marini prosegue la battaglia e invoca una soluzione per i 28 lavoratori rimasti a casa dopo la messa in liquidazione della società di riscossione tributi, che dopo tre anni stanno ancora aspettando un riscontro sul loro caso.


















