
VITERBO – Quello guidato da Giovanni Arena è “un autobus” con dei passeggeri stanchi, molto stanchi. Non parliamo dei cittadini ma dei politici che stanno sullo stesso carro del sindaco. Anche se sembra non se ne rendano conto affatto e non perdono occasione per dare bordate e picconate.
Il voto di giugno ha dato alla città una maggioranza eterogenea e incartata in un equilibrio sottile. Poi le sgomitate tra i vari partiti che la compongono ha attivato un domino da cui sembra non esserci uscita. Ma il più grosso fattore di instabilità va ricercato nella qualità della classe dirigente che le urne hanno mandato nel Palazzo.
Tanta inesperienza e supponenza. Al punto che i “vecchi colonnelli” del palazzo, quelli con l’esperienza e il pelo sullo stomaco ma anche la saggezza del ruolo che ricoprono, iniziano a sopportare sempre meno lo stato delle cose.
Quasi nauseati si aggirano per i corridoi. Parlano nelle commissioni con la sensazione di predicare nel deserto, girano gli occhi in consiglio di fronte a certi atteggiamenti, dichiarazioni e mosse fatte dai propri colleghi. “La pazienza è finita”, confessano nel segreto dell’anonimato.
Così dopo un anno di vita e ben tre crisi, due consumate e una pronta a deflagrare dopo il voto del 26 maggio, l’amministrazione Arena non sta certo dando grandi speranze a Viterbo. Il sindaco ha scarso controllo dei nuovi e sta perdendo l’appoggio dei “vecchi”. Questi ultimi, dall’alto della loro esperienza, mantengono la posizione ma vivacchiano. In attesa che gli eventi aprano vie d’uscita onorevoli, sempre che arrivino. Altrimenti la prospettiva è quella di finire cotti dentro un minestrone poco azzeccato. E dopo il 26 saranno dolori.


















